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Neil Young - Hitchhiker

Una nuova gemma riaffiora dagli archivi di Neil Young: un disco acustico, solista, registrato nel 1976 con lo storico produttore David Briggs.

Crosby Stills Nash & Young - CSNY 1974

A 40 anni dal Doom Tour del 1974 che sancì la rottura del supergruppo Crosby Stills Nash & Young, ecco l'attesissimo cofanetto triplo cd + dvd.

Crosby Stills Nash & Young

Quella di Crosby, Stills, Nash & Young è una storia tutta particolare nel mondo della musica rock. Non un vero gruppo, piuttosto quattro individualità, quattro personalità forti legate da un rapporto artistico ed umano che avrebbe fatto la felicità di Freud.

Neil Young

Sulla scena da mezzo secolo, il solitario di Topanga è un perfetto esempio di eclettismo musicale a 360°. Da icona del country-rock anni 70 a padrino del grunge anni 90, la sua musica sconfina nei territori più disparati pur mantenendo una forte coerenza personale.

Neil Young - The Oral History

I dischi di Neil Young raccontati in prima persona: una collezione di interviste d'archivio a Young, i suoi musicisti e i produttori.

mercoledì 20 settembre 2017

Hitchhiker: rassegna stampa


Un lavoro che riflette con forza la stagione irripetibile di una California antica e idealista, del tutto distante da quella che ci viene costantemente propinata oggi. Neil Young si concede a una visione diversa del proprio singolare universo musicale attraverso un album dimenticato nel suo turbolento passato, offrendo così al mondo un nuovo tassello della storia del cavallo pazzo di Winnipeg, che, all'epoca appena trentenne, poteva già vantare una carriera di prim’ordine. [...]
Voto 3.5 (su 5)

Niente di nuovo sotto la luna piena californiana (Malibu per la precisione), tutto o quasi già sentito in forma diversa e più definita, ma queste registrazioni, rigorosamente unplugged e ridotte all’osso, sono ancora e sempre un gran bel sentire. [...]
Voto 8 (su 10) - Disco consigliato

Le versioni qui riportate sono vergini, pure, cristalline, lontanissime dal concetto di barile raschiato che normalmente anima questo tipo di operazioni: pur evidenziando un lato del folk singer piuttosto noto e molto ostentato - quello intimistico e solitario, ciclicamente da lui sempre proposto, in studio e dal vivo - la performance evoca forti, intense suggestioni. Impossibile rimanere asettici all'ascolto, giacché il documento si segnala per il suo alto valore intrinseco capace, come è, di testimoniare la natura primigenia di alcuni dei pezzi che andranno a comporre il repertorio storico del cantante. [...]
Voto positivo

Il tempo passa, le mode cambiano, i gusti crescono e si evolvono, ma Neil Young difficilmente riesce a scendere dai palchi, difficilmente riesce a sparire. Lui c’è stato, c’è e ci sarà, e per questo Hitchhiker non delude le aspettative e si sente a pelle quel respiro lungo dopo più di mezzora, e pare quasi di vederla quella luna, di sentire l’odore delle sigarette e di percepire tutta la magia di quella notte dell’11 agosto 1976. [...]
Voto 8 (su 10)

Non sono canzoni o interpretazioni che lasciano indifferenti. Anzi, si percepisce la sensazione che Young abbia ancora molto da dire: specie se un album di oltre trent’anni fa risulta ancora tanto fresco e pulito. Qui ritroviamo, per l’ennesima volta, la coerenza poetica di un uomo che ha utilizzato la musica come lente d’ingrandimento mediante la quale evidenziare avvenimenti del quotidiano. Una, necessità, che lo rende più vicino e solidale a ciò che gli accade intorno. [...]
Rocklab
Voto **** (su 5)

Rappresenta una suggestiva finestra aperta su un’intimità da sempre celata e custodita gelosamente. Una feroce delicatezza che abbiamo avvertito in un assolo infinito, nell’afflato di un’armonica o negli ultimi rintocchi in lontananza di tasti in bianco e nero. [...]
Sentireascoltare
Voto 7.3 (su 10)

[Neil] ci mostra la sua grandezza di fronte alla spoglia (embrionale) esecuzione di dieci canzoni: voce, una chitarra acustica,  un'armonica, più un pianoforte che compare nella finale 'The Old Country Waltz'. Aggiungete un po' di sana stonatura da sostanze e Hitchhiker è completo nella sua spartana incompletezza. [...]
Voto **** 1/2 (su 5)

Sembra di vederlo quest'uomo, da solo in una baracca da qualche parte sulle Montagne Rocciose, mentre una tempesta infuria fuori. Solo con i suoi tanti fantasmi, con l'ansia e la devastazione mentale che solo chi fatica a trovare il suo posto al mondo può avere. [...]
Il Sussidiario
Rece positiva

Per un attimo, siamo sulla Human Highway di Young, "How could people / get so unkind", avvolti nel misterioso percorso dei mostri della mente del grande cantautore americano (sì, americano, perché l’America è grande e sconfinata, e va da Nord a Sud attraverso terre e confini arbitrari). Per un attimo siamo nel ranch, anche noi a trovare rifugio dalle dolorose battaglie che si consumano lì fuori, a cantare, a bere o dormire, in fondo dimenticare. [...]
Rece positiva

Dieci canzoni, alcune divenute celeberrime, ma anche due canzoni inedite come Hawaii e Give Me Strenght. Sei pronto Briggs? Così si apre l’album, poco più di 33 minuti di musica immortale, essenziale. [...]
Rece positiva

Hitchhiker è uno di quegli album da ascoltare in religioso silenzio perché riconcilia con il mondo e, in particolare, con il mondo della musica, quasi a voler dimostrare che nel 2017 è ancora possibile fare musica senza ricorrere necessariamente al computer e all’elettronica. [...]
Offtopicmagazine
Rece positiva

Per completisti amanti di demo e bootleg, con produzione distillata che garantisce una buona qualità d'ascolto. [...]
Voto 4 (su 10)

martedì 12 settembre 2017

Neil Young: Hitchhiker (Reprise Records, 2017)


1. Pocahontas
2. Powderfinger
3. Captain Kennedy
4. Hawaii
5. Give Me Strength
6. Ride My Llama
7. Hitchhiker
8. Campaigner
9. Human Highway
10. The Old Country Waltz 


Chitarra, pianoforte, armonica, voce: Neil Young
Produced by David Briggs
Recorded at  Indigo Ranch Studios, Malibu (California)

"Nel 1976 ero sempre di fretta, scrivevo molte canzoni ogni settimana, troppo materiale e troppo poco tempo per andare in studio. Registravo dovunque potessi e andavo veloce, completando i miei dischi rapidamente. Per me non era importante creare album tecnicamente perfetti ma catturare le esecuzioni originali e i sentimenti di ogni nuova canzone. Quelle performance in gran parte racchiudono l'essenza delle canzoni. Era questo il mio metodo. […] Una notte io e [David] Briggs capitammo in uno dei suoi posti preferiti, gli Indigo Ranch Studios [di Malibu]. Passai lì la notte insieme a David a registrare nove canzoni acustiche, da solo, realizzando un disco che intitolai Hitchhiker. Era completo nel suo insieme, sebbene io fossi piuttosto impassibile e questo si avverte nelle esecuzioni. Dean Stockwell, un amico e un grande attore con cui più avanti lavorai in Human Highway, era con noi quella notte, seduto nella stanza con me mentre suonavo tutte le canzoni in fila, fermandomi soltanto per uno spinello, una birra o una coca cola. Briggs era in sala controllo, mixando dal vivo sulla sua console preferita."
Neil Young, “Special Deluxe” (2014)

Tra il 1975 e il 76, Neil Young lascia Carrie Snodgrass dopo una relazione sempre più problematica, ritrova i Crazy Horse con cui vive un periodo fruttuoso e si sposta da un posto all'altro tra tour e case sulla spiaggia. Probabilmente attraversa il periodo di maggior creatività della sua vita, sia in termini di qualità che di quantità. Letteralmente non riesce a star dietro alle sue canzoni: terminato di registrare un album è già pronto per sperimentare il materiale successivo, appena scritto, e così gli album e le sessioni si accumulano dietro di lui, dimenticate, come una scia di macerie dietro un carro armato che procede a sfondamento. Questo è il Neil Young più o meno tra il 1975 e il 1978: sono gli anni di “Cortez The Killer” e “Like A Hurricane”, di “Powderfinger” e “Pocahontas”, ma soprattutto di una lunga serie di canzoni meno note ma di uguale spessore, di cui per la maggior parte rimane ignota la versione originale o quantomeno il contesto originale di provenienza. In quegli anni e nei successivi, in album come American Stars n' Bars, Comes A Time, Rust Never Sleeps, Hawks & Doves (1977-1980), Ragged Glory e Unplugged (1990 e 1993), Young si diverte a collocare, tra brani del momento, canzoni ripescate da quel triennio d'oro, mantenendo le versioni originali oppure registrandole di nuovo (come “Country Home” e “White Line” in Ragged Glory, “Stringman” nel live Unplugged).
Il risultato è che, a partire dal 1975, l'unico album che rappresenta effettivamente il contesto da cui deriva, nella sua totalità (a eccezione dell'ultimo brano), è appunto quello del 1975, Zuma, forse il miglior risultato dei Crazy Horse di sempre. Dopo Zuma si passa direttamente al particolarissimo Reactor del 1981, da cui ebbe inizio tutta la celeberrima bizzarria younghiana anni 80. American Stars, Hawks & Doves, Rust Never Sleeps e ovviamente anche Long May You Run, la sottovalutata collaborazione con Stills del 76, sono dischi-mosaico che pescano da questo e da quello, un po' da prima e un po' da adesso.
Il preambolo, come al solito, era necessario per inquadrare Hitchhiker nel suo contesto. Quello che infatti può sembrare, all'ascolto, un insieme di demo acustiche, è in realtà il secondo esempio (dopo Zuma appunto) che abbiamo tra le mani, risalente al periodo suddetto, di “album” propriamente detto, cioè figlio di un'unica sessione nella quale Neil Young si concentra su materiale recente (in gran parte nuovo). Una testimonianza più unica che rara di un momento fondamentale nella carriera del folk-rocker canadese, che sbobina in poco più di mezz'ora dieci canzoni, tutte di grande intimità e profondità, alcune destinate a diventare classiche, altre a restare tra le chicche di album secondari, altre a cadere nel profondo pozzo degli Archivi younghiani. Ascoltare “Powderfinger”, “Pocahontas”, “Ride My Llama” e “Human Highway” nelle primigenie, spoglie, veloci versioni appena fuoriuscite dalla penna e dal plettro di Neil Young, è a dir poco emozionante. Le prime due sono le stesse versioni che circolano da tempo nel bootleg dell'album Chrome Dreams. Di tutte le canzoni presenti qui, probabilmente “Human Highway” è quella più vecchia (nel 1973 era già stata registrata da CSN&Y, una versione che circola nei bootleg). Anche “Campaigner” e “Captain Kennedy”, due canzoni dal timbro politico, hanno finalmente il loro contesto naturale (sono gli stessi take presenti su Decade e Hawks & Doves, ma “Campaigner” è qui proposta finalmente nella versione integrale con una strofa in più, tagliata nella versione di Decade).
Di “Hitchhiker”, che conosciamo dalla versione elettrica incisa per Le Noise (2010), possiamo ascoltare qui l'originale, che data la differenza vale quasi quanto un'inedita assoluta, anche perché ci sono alcune diversità nel testo (in particolare, Young usa il tempo presente anziché passato per le ultime strofe e fa un diretto riferimento a Carrie Snodgrass; manca inoltre la strofa finale aggiunta sulla versione 2010). Spoglia e grezza fa la sua figura, sebbene la miglior resa di questo brano – almeno a nostro parere – rimane quella dal vivo nel tour acustico del 1992, che assume un impressionante tono spettrale qui assente.
Le due inedite, che corollano il disco e lo rendono ancora più appetibile per i fan, sono “Give Me Strength” (già nota dai bootleg live) e “Hawaii” (inedita assoluta, a quanto ci è dato sapere). La prima, una ballad dal riff accattivante, è la più sgangherata dell'album: Young commette errori di esecuzione, e non è certo una resa indimenticabile di un brano splendido che ha brillato ancora di più nei concerti del periodo. La seconda è più criptica, altrettanto tipica della sfera più dark dello Young anni 70. Essendo del tutto inaspettata, è impressionante scoprire una canzone così dopo un anonimato durato quarant'anni (e viene da chiedersi nuovamente, chissà cos'altro giace nei benedetti Archivi di cui siamo all'oscuro!).
Ma è l'ultima canzone la sorpresa più grande. “The Old Country Waltz”, conosciuta per essere una “ballad da saloon” su American Stars n' Bars, simpatica ma forse non così meritevole di essere ricordata, qui assume tutt'altri connotati. Spogliata dalle grossolane vesti country, suonata sul solo pianoforte, echeggiante come se davvero Young si trovasse in un vuoto saloon di una città fantasma, è spettrale e bellissima. Non da meno, anche il testo è in parte diverso e da riscoprire.
Le ultime note del “vecchio valzer” si spengono riverberando dolcemente, lasciandoci la nostalgia di un'epoca musicale bellissima, la felicità di averla riassaporata, l'amarezza che sia già conclusa dopo soli trentatrè minuti. Il viaggio è durato poco ma è stato significativo: l'autostoppista del titolo ha fatto un viaggio nel passato, attraverso uno sguardo all'America sanguinaria dei conquistadores, e nel presente di se stesso, una rockstar che gira il paese con il suo bagaglio sulle spalle: una relazione fallita, il consumo di droghe, l'ossessione per la musica, la fama. Un ritratto spontaneo e privo di qualsiasi fronzolo: praticamente il marchio di fabbrica di Neil Young.
Hitchhiker ha inaugurato la Special Release Series, di cui è il disco #5 (i primi 4 non sono ancora usciti), una nuova serie parallela ad Archives e alla Performance Series che a quanto pare si focalizzerà sugli album inediti che costellano tutta la carriera younghiana. Dovremmo quindi attenderci (tra le numerose possibilità) Homegrown, Chrome Dreams e Oceanside/Countryside, tre lavori degli stessi anni di Hitchhiker.

MPB, Rockinfreeworld

martedì 5 settembre 2017

Hitchhiker: recensioni internazionali


Hitchhiker è il ritratto concentrato di un set acustico, registrato l'11 agosto 1976 e rimasto sconosciuto finché Young non l'ha menzionato nel suo secondo libro di memorie, Special Deluxe. Lì ricorda di aver interrotto l'esecuzione filata delle canzoni “solo per un po' d'erba, birra o coca”, e critica la sua performance dicendo che è “piuttosto impassibile”. Il che sembra un po' duro, visto quanto è intima la produzione curata da David Briggs e la forza pura delle canzoni: tutto sembra suggerire che l'album, con qualche sovraincisione e una maggior rifinitura, avrebbe potuto funzionare come il disperatamente cercato seguito di Harvest. Otto delle dieci canzoni sono emerse in successivi album di Young, in certi casi – come per “Powderfinger” (Rust Never Sleeps, 1979) e la stessa “Hitchhiker” (Le Noise, 2010) – in forme radicalmente diverse. E tanto di cappello alle due tracce inedite. “Give Me Strength” possiede la nobile fragilità di gran parte dei lavori younghiani dall'appeal più commerciale, e talvolta è stata ripresa in concerto, ma “Hawaii” è quella che spiazza davvero, un mix tra lo stile blues narrativo di “Ambulance Blues” e il fingerpicking di [Bert] Jansch che ci fa meravigliare di cos'altro giace in segreto nei suoi archivi.
Uncut
voto 9 (su 10)


Hitchhiker è una rara pubblicazione d'archivio che affascina tanto il fan incallito quanto l'ascoltatore casuale. Registrato in una sola notte nel 1976, cattura Neil Young in studio in un mood stile “un uomo e la sua chitarra e un piano” (e qualche sostanza che altera la sua mente). Tutte le canzoni a parte due sono state pubblicate su altri album, ma molte di esse qui brillano nella loro incarnazione più primitiva, rispetto alle versioni registrate successivamente. La resa acustica del solo Young su classici quali “Powderfinger” e altri apparsi su Rust Never Sleeps, è particolarmente riuscita. Delle due “nuove” canzoni, “Hawaii” poteva anche restare nel cilindro ma “Give Me Strenght” è un regalo dal periodo più classico di Young. Il titolo, Hitchhiker, si può interpretare letteralmente, in un certo senso. Il ciclo di canzoni vedono Young viaggiare per l'America sia nello spazio che nel tempo, da Pocahontas alle vittime dei galeoni in “Powderfinger”, fino agli allora contemporanei politici, ammettendo che “persino Richard Nixon ha un'anima”. Nelle dieci semplici canzoni, Young sembra scorticare l'anima americana, in effetti, piangendo il massacro dei bufali e al contempo riconoscendo Marlon Brando come un'icona. Le convinzioni e l'attivismo nei confronti della pace e dell'ambiente restano gli stessi, per Young, anche 40 anni dopo, ed è per questo che Hitchhiker, più che un reperto, sembra il pezzo mancante di una conversazione che sta ancora avendo luogo.
Under the Radar
Voto 8 (su 10)

“Pronto Briggs?”
Immaginiamo che la risposta silente alla domanda che Neil Young rivolse al produttore David Briggs l'11 agosto 1976, fu affermativa. Poi Young si lanciò in dieci canzoni suonando in acustico di fronte a una sola persona. Chi non avrebbe voluto essere una mosca sul muro per assistere?
Se queste registrazioni siano state realizzate allo scopo di diventare un album poi mai uscito (fino a ora) o per essere delle demo ben registrate (più facilmente), è comunque sorprendente ascoltare Young srotolare queste gemme entro gli intimi confini di uno studio di registrazione. Sebbene otto canzoni siano apparse in versioni diverse […], c'è un'intimità e una freschezza in queste esecuzioni che è affascinante e sottilmente potente. Due tracce sono inedite assolute.
Young proveniva da una trilogia di album eccezionali, On The Beach, Tonight's The Night e Zuma (saltiamo l'album della Stills-Young band del 1976, un benintenzionato passo falso), dunque da un punto di vista creativo era vicino all'apice. La resa spoglia e dal vivo, in studio, di canzoni come “Powderfinger”, “Pocahontas” e “Human Highway” […] vede Young impacchettare la sua esile ma risoluta voce su composizioni che molti considereranno tra le sue più raffinate.
Le due tracce inedite sono altrettanto valide, sebbene non siano dei classici perduti. Sulla schitarrata ritmata di “Hawaii”, Young scivola nel falsetto quando canta la parola del titolo, e la canzone sembra una storia non conclusa di un amico che lo cerca per aiuto. Con “Give Me Strenght”, Young racconta di una relazione che si inacidisce con ferite e dolori, che si rispecchia nella sua inconfondibile e solitaria armonica. Questo, come tutto il resto delle gemme contenute in questo scrigno, è davvero un tesoro per i fan di vecchia data.
American Songwriter
Voto **** (su 5)

Le aspettative spesso non coincidono con la realtà. Per fortuna questo non capita per Hitchhiker, il più recente degli album d'archivio di Neil Young. […] Hitchhiker vede Neil Young durante un apice creativo. […] Per quante sostanze possa aver consumato quella notte, non c'è niente di zoppicante nelle registrazioni. Con la sua tipica scioltezza, Young canta con assoluta convinzione e solo raramente fa degli scivoloni. Realizzato senza preavviso, con le canzoni che scorrono senza sforzo una dopo l'altra, Hitchhiker non può essere considerato un lavoro concluso in modo meticoloso e attento, ed è questo probabilmente a renderlo così affascinante all'ascolto. Fatto di getto senza sovraincisioni, né di voci né di altri strumenti, Hitchhiker offre un'istantanea o un "progetto di canzoni" le quali, in gran parte, sono state sviluppate completamente più avanti. Visto in questa luce, Hitchhiker potrebbe essere semplicemente la miglior demo antecedente a Nebraska [di Springsteen, ndt] che qualcuno abbia mai avuto il privilegio di ascoltare.
Una buona dose del fascino posseduto da un'uscita come Hitchhiker è dovuta alle rarità e alle canzoni inedite. “Hawaii” e “Give Me Strength” non sono mai state pubblicate da nessun altra parte, mentre la canzone che dà il titolo ha visto la luce soltanto quando Young l'ha ri-registrata per Le Noise nel 2010. “Hitchhiker” è la più interessante delle tre, ma è una canzone che non ha mai raggiunto il suo potenziale. È una di quelle bizzarre ballad con cui Neil ha sempre combattuto, raramente azzeccandoci. Alcune delle idee sono state rimaneggiate in “Crime In The City” (Freedom, 1989) ma nella sua forma originale la canzone tratta dell'abuso di droghe. A differenza di “Too Far Gone” o “The Needle And The Damage Done”, però, non funziona fino in fondo perché manca di un nucleo emozionale o narrativo. È una delle canzoni che Young ha continuato a eludere. Nonostante i miglioramenti sonori che fanno da collante alla narrazione che caratterizzano la versione di Le Noise, il testo continua a stridere e a non fluire con semplicità. […]
Nessuno dovrebbe acquistare Hitchhiker aspettandosi di ascoltare le versioni definitive delle canzoni che contiene. Invece, agli ascoltatori è data l'opportunità di sentire un artista di talento che comunica la gioia che ovviamente prova nel fare musica, esplorando e concentrandosi sulle sue più recenti composizioni. Nel suo insieme l'album offre una fotografia inestimabile del processo produttivo di un artista che ha sempre messo davanti a tutto il resto la spontaneità e il collegamento emotivo diretto. […]
Separate dalla successiva mitologia e dalla conoscenza di cosa sono poi diventate, ciascuna delle canzoni è bellissima in queste esecuzioni. La resa di Young è così fresca che le canzoni sembrano delicate quanto un disegno sulla sabbia, in attesa di essere spazzate via dalla marea che giunge. Grazie a David Briggs e al suo registratore, sono state preservate. […]
Paste Magazine
Voto 9.1 (su 10)

Hitchhiker segna un momento cruciale nella serie di pubblicazioni d'archivio che Neil Young sta facendo uscire. Anziché il classico disco live, questo è un tesoro nascosto e prezioso: 10 canzoni mai uscite prima registrate in studio durante un'unica sessione acustica, l'11 agosto 1976. Young in quel momento non era molto preso dallo spirito del bicentenario del paese. Finalmente riunite anziché sparse in vari dischi successivi, “Powderfinger”, “Captain Kennedy” e “Pocahontas” sono intrise di violenza e suonano come una tagliente risposta alla storia “dilavata” dell'America offerta durante il 200° anniversario.
Nell'inedita “Give Me Strenght”, incentrata sul fallimento di una relazione, è in modalità solitaria. L'altra inedita, “Hawaii”, è una spettrale ballad su uno straniero misterioso. “Campaigner” simpatizza per Nixon e la versione qui inclusa contiene un verso inedito sulla precedente versione di Decade: “Gli speaker parlano, ma la verità trapela ancora”. La maggior sorpresa è la title-track, selvaggia e imperturbabile nel ritrarre la fama, “luci al neon e notti infinite”, la paranoia e la cocaina. Young l'ha pubblicata nel 2010 su Le Noise in versione elettrica e con un verso in più dove ringrazia i suoi figli. Nel 1976 non c'era nessuno a confortarlo: è un viaggio attraverso il passato, ma molto oscuro.
Rolling Stone
Voto ****1/2 (su 10)


Altre recensioni in breve (da Metacritic)

Sebbene Young sia nel giusto quando afferma che Hitchhiker è un “lavoro completo” - sostenuto da una dolcezza crepuscolare dall'inizio alla fine – non è certo un album rifinito. Spesso sembra che Young stia cantando come se non gli importasse che la sua musica venga ascoltata da un pubblico più vasto, ma la presenza di Briggs ai comandi garantisce che il disco non sia solo una grezza demo.
Allmusic
Voto **** (su 5)
 


Nonostante Young sia pieno di alti e bassi tra le sue costanti uscite discografiche, non c'è dubbio che ciascuno dei suoi 38 album in studio sia il risultato di una particolare visione, e Hitchhiker vive grazie alla fugace visione catturata in un'unica notte nel 1976.
Exclaim
Voto 8 (su 10)

Privato dei Crazy Horse e della maestosa chitarra elettrica di Young, “Powderfinger” assume la sua forma naturale come antica ballad folk, mentre l'inquietante “Pocahontas” senza sovraincisioni è nuda e vulnerabile.
The Independent UK
Voto **** (su 5)

E' l'abilità nel rendere ciò che è familiare e quotidiano in una forma sensibilmente diversa, e la potenzialità di riscoprire ciò che questo consente, a fare di Hitchhiker – con tutte le sue sbavature – un disco fondamentale per i fan di Neil Young.
The Line of Best Fit
Voto 8 (su 10)

Uno sguardo affascinante su un giorno nella vita di un artista nel suo assoluto apice creativo.
Consequence of Sound
Voto 8.3 (su 10)


Altre
Record Collector - Voto 8 (su 10)
Spin - Voto 8 (su 10)
The Times - Voto *** (su 5)
The AV Club - Voto 8.3 (su 10)
Pitchfork - Voto 8.3 (su 10)
Los Angeles Times - Voto 8 (su 10)
The Observer - Voto 8 (su 10)
Drowned in Sound - Voto 7 (su 10)
Evening Standard - Voto **** (su 5)
Cltampa - Voto ***** (su 5)
The Irish Time - Voto **** (su 5)
Lemonwire - Voto 8 (su 10)
Glide Magazine - Voto 9 (su 10)
Financial Times - Voto *** (su 5) 
NPR - Rece positiva
Vulture.com - Rece positiva
The Young Folks - Rece positiva
Ultimate Classick Rock - Rece positiva 

Traduzioni: MPB, Rockinfreeworld