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Il nuovo album è un viaggio personale tra i temi cari a Neil Young che esplora sonorità inedite tra blues e texmex, rock distorto e orchestrale, persino funk e rap.

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Terzo album in appena quattro anni, il nuovo sofisticato lavoro del membro più anziano di CSN&Y è un'altra prova della sua ritrovata creatività.

Neil Young Archives

Il sito web ufficiale dove potete rivivere l'intera carriera di Neil Young: canzoni, album, film, inediti, foto, manoscritti, memorabilia, video, radio clips e tanto altro.

Neil Young

Sulla scena da mezzo secolo, il solitario di Topanga è un perfetto esempio di eclettismo musicale a 360°. Da icona del country-rock anni 70 a padrino del grunge anni 90, la sua musica sconfina nei territori più disparati pur mantenendo una forte coerenza personale.

Crosby Stills Nash & Young

Quella di Crosby, Stills, Nash & Young è una storia tutta particolare nel mondo della musica rock. Non un vero gruppo, piuttosto quattro individualità, quattro personalità forti legate da un rapporto artistico ed umano che avrebbe fatto la felicità di Freud.

mercoledì 14 febbraio 2018

The Oral History: American Stars 'n Bars (1977)


Neil Young: Una sera di marzo del 1977, Linda Ronstadt e Nicolette Larson erano a Malibu, a casa di Linda. Andai a trovarle per far sentire delle canzoni che volevo suonare con loro su un nuovo album. Facemmo una cassetta ed entrambe cantarono come degli usignoli. Stare con loro era da brivido. Veniva tutto facilissimo. A differenza di me, sono sempre perfettamente intonate. […] Quell'album era American Stars 'n Bars e lo registrammo alla White House [lo studio del Broken Arrow Ranch di Young, ndr] con il Green Board [la console]. Dopo aver fatto quel disco, Nicolette venne a Nashville e cantò con me sull'album Comes A Time. […] I controcanti di Linda e Nicolette in “Bite The Bullet” non svaniranno mai dalla mia mente. “Hold Back The Tears”: che tiro! Linda dà tantissimo. In “Star Of Bethlehem” l'armonia di Emmylou [Harris] e Ben Keith è stupenda. [4]

Linda Ronstadt: Neil è un fantastico tenore e Orbison un controtenore, con il vibrato della voce di Emmylou... uh! Era semplicemente bellissimo. [1]

Frank “Poncho” Sampedro: Nessuno aveva parlato di un nuovo disco. Abbiamo solo suonato e registrato. Ogni tanto Neil – e la cosa ci lasciava di stucco – diceva “hey, l'ho messo in un disco.” E io, “ah sì? E che cos'era?” [1]

A proposito di “Like a Hurricane”
Young
: Verso la fine del 1975, poco dopo la mia operazione alla gola, trascorrevo molto tempo nei dintorni del ranch con degli amici […]. Una notte, a tarda ora, giravamo per i bar dello Skyline Boulevard, che correva al confine delle montagne di Santa Cruz fin su a Redwood City, dove ci fermammo al parco di Skeggs Point, un punto panoramico, per divertirci con un po' di cocaina. La nebbia si muoveva e nascondeva il paesaggio della pianura e delle sue luci. C'era un giornale nel sedile dietro, vicino a me, così io presi il mio pennarello, una delle cose con cui preferisco scrivere, e buttai giù qualche parola. […] Più tardi quella notte, quando tornai al ranch, mi misi all'organo elettrico che avevo assemblato. Lo avevo realizzato combinando insieme un vecchio organo a canne di legno, dipinto e ri-decorato che avevo ricevuto da Dean Stockwell a Topanga, con un sintetizzatore analogico Univox Stringman collegato a un amplificatore Fender Deluxe degli anni cinquanta. Quel suono sovrannaturale echeggiò nella mia piccola stanzetta per ore e ore mentre scoprivo la melodia e gli accordi per quel testo scritto sulla DeSoto di Taylor. Suonai a ripetizione strofe e ritornelli, distorti e scrocianti e angelici, finché il sole sorse e io non ce la feci più a restare sveglio. [5]
Dopo il capodanno, all'inizio del 1976 […] feci diverse registrazione a Los Angeles. Una di esse furono delle sovraincisioni per le voci di uno dei pezzi registrati al ranch con il Cavallo qualche mese prima. Quando registrammo la mia voce era ancora fuori uso [dopo l'operazione alla gola], perciò la canzone fu registrata senza la parte vocale. I passaggi strumentali di questo brano sono tra i momenti migliori dei Crazy Horse, con Poncho che suona molto bene sul sintetizzatore. Un viaggio davvero emozionante. Due mesi dopo io registrai le parti vocali in uno studio chiamato Village Recorders. Ben Keith era lì alla console ad aiutarmi. Adoravo quel pezzo. Sapevo di doverlo finire. Il Cavallo era cosmico. Quelle registrazioni sono quelle che si sentono nella versione definitiva di “Like A Hurricane”.

Dimmi di quando avete registrato “Like A Hurricane”. Neil ha detto nel suo libro che la avete ingranata al primo take.
Sampedro:
Be', è vero in un certo senso. L'abbiamo provata con due chitarre. Mi pare che la provammo un giorno alla fine delle sessions, e un altro giorno per tutto il giorno con due chitarre, e il terzo giorno ancora. Eravamo stressati per quel pezzo. Mi sono seduto all'organo di Neil e ho cominciato a suonare qualcosa. Lui ha detto, “Proviamola così”. Quindi l'abbiamo suonata e alla fine di quella registrazione puoi persino sentire Neil che dice, “Sì, è così che dev'essere. Eccola.” [3]

Suppongo che non creda nelle sovraincisioni. Se suona bene, è fatta.
Sampedro:
Oh sì, certo. Ha imparato con gli anni che la cosa migliore, solitamente, esce la prima, la seconda o la terza volta che la suoniamo. Non siamo una band da studio. Non possiamo analizzare le cose e metterle insieme in modi diversi e mantenere il nostro cuore al loro interno. Si perde una parte di emozione quando la canzone è sovra-pensata. [3]

Sampedro: La suonavamo con due chitarre, basso, batteria, ma non riusciva. Neil non aveva abbastanza spazio per fare gli assoli. Non gli piaceva il ritmo che stavo tenendo con la chitarra. […] Suonai solo accordi semplici e Neil disse, “ecco forse la devi fare così, proviamola”. Se senti il pezzo sull'album, non c'è un inizio, un incipit, va proprio vooom! Hanno registrato quando ci hanno sentito ricominciare a suonare, perché eravamo alla fine della giornata. E Neil, “sì, è così che deve andare, mi piace”. E quello fu il take. L'unica volta che l'abbiamo suonata in quella maniera. [1]

Young: La scrissi […] su un foglio di giornale. Eravamo tutti fatti, c'era una festa. […] Mi trovavo, credo, nel punto più alto della contea di San Mateo – il che calzava a pennello, hehe. La scrissi quando non potevo cantare. La mia voce era in pausa. La fischiettai, era incredibile. Mentre non potevo parlare scrissi molte canzoni. La registrammo coi Crazy Horse una prima volta. Dopo tre o quattro settimane la riprovammo e io dissi, “ormai è fatta, ma manca ancora la voce.” […] Cantai anche le armonizzazioni, quella bassa e quella alta – fu registrata così. […] [Negli anni] non è rimasta pura e innocente come era all'inizio. […] Perché io non sono più così puro e innocente. Sono una persona diversa e interpreto la canzone in modo diverso. [1]

A proposito di “Will To Love”
Young:
Certe canzoni sono semplicemente troppo forti da fare dal vivo. “Will To Love”, non saprei come potrei farla. Dovrei sentirmi troppo aperto, troppo spalancato. […] “Will To Love” fu scritta in una notte, in una seduta, di fronte al caminetto. Ero da solo in casa ed ero fatto. Fu molto tempo fa. Da lassù la scrissi tutta quanta e la misi insieme. Nessuno dei versi ha esattamente la stessa lunghezza. La misi su nastro. Sono tutti un pochino differenti. Dopo di quella andai in Florida a registrare con Crosby, Stills e Nash. Portai il nastro con me e dissi, “Sentite questa canzone”. David la adorò. Disse, “Wow, è magnifica così com'è”. Cercammo di impararla insieme ma non poteva diventare una canzone da gruppo. Non potevo cantarla. Non potevo cantare oltre al secondo verso senza dimenticarmi cosa stavo facendo, perderla totalmente, e scazzarla perché non suonava giusta.
Non l'ho mai cantata se non quella volta. Fu quella che usai per il disco. Un mangianastri Sony che trasferii in un 24 piste per poi farla suonare di nuovo attraverso il mio amplificatore stereo Magnetone. Ho fatto arrivare un paio di tracce su dissolvenze con un vibrato stereo e poi le ho missate con la cassetta originale per avere quel suono del pesce. Ho sovrainciso tutti gli strumenti e ho fatto un missaggio la sera stessa in un posto chiamato Indigo Ranch. C'era la luna piena. Che notte, amico, fu incredibile! Feci arrivare tutti gli strumenti dallo Studio Instrument Rentals: batteria, basso, amplificatori e tutto, e li feci sistemare come se dovessi fare un concerto. Passai da uno strumento all'altro sovraincidendo tutte le parti, li feci quasi tutti alla prima take. E alla fine li mixai. Ci vollero otto ore per finire il tutto e avere il suono che ha ora. Credo che probabilmente sia una delle migliori incisioni che ho mai fatto. Come piece musicale, come sound e come spirito e poetica, sia una delle migliori. E questo dimostra quanto sia importante per me come artista poter registrare una canzone quando voglio. Non potrò mai accettare che qualcuno mi tolga questa possibilità. [2]
[…] Penso che il ricordo che ho di David, il più vivido e quello che mi dà di più, è quello della notte in cui facemmo “Will To Love” agli Indigo Ranch Studios. Lui sapeva cosa stava avvenendo […]. Finimmo e mixammo “Will To Love”. Mi abbandonai alla console, lui si sfregò le mani e mi fece un massaggio alle spalle. È la cosa che ricordo di più. [1]

American Stars 'n Bars è disponibile in cd, vinile e nel box set Original Release Series 8-12.
Acquistalo tramite i seguenti link e ci aiuterai a sostenere Rockinfreeworld.

   

Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough   
[2] Musician 1985
[3] Rolling Stone 2013
[4] Neil Young “Il Sogno di un Hippie” (2013)
[5] Neil Young “Special Deluxe” (2014)

domenica 28 gennaio 2018

The Oral History: Roxy 1973 (Tonight's The Night Live)


Neil Young: Nel 1973 scesi dal Nord verso Los Angeles sulla mia Buick Roadmaster "Black Queen" del 1947, in compagnia di Ben Keith. Una volta a LA, per la precisione a Hollywood, ci incontrammo con Billy Talbot e Ralph Molina. Si unì a noi anche Nils Lofgren e poi guidammo fino ai SIR (Studio Instruments Rentals sul Santa Monica Boulevard). Là incontrammo David Briggs, produttore, e Johnny Talbot, responsabile delle attrezzature. Avevano fatto un buco nel muro per installare la Green Board (uno vecchio banco da missaggio analogico che avevo acquistato e che era stato usato per registrare molte session storiche tra cui Pet Sounds dei Beach Boys e il Monterey Pop Festival) accanto alla sala prove. Il nostro registratore analogico a 16 tracce era stato posizionato lì vicino.
Avevamo perso da poco Danny Whitten e il nostro roadie Bruce Berry a causa di overdose di eroina, ci mancavano molto e li sentivamo nella musica ogni notte, quando suonavamo. Tonight's The Night fu una sorta di veglia funebre. Non ci furono sovraincisioni su quelle nove canzoni originali. Furono registrate dal vivo, senza alcuna sistemazione.
Briggs rimase sempre ai comandi del Green Board mentre suonavamo, a parte quando entrava nella stanza e ci diceva qualcosa. Per quasi un mese registrammo in questo modo, iniziando intorno alle 11 della sera e suonando fino alle prime ore del mattino. Talvolta c'era un piccolo pubblico. Una volta venne Mel Brooks insieme ad alcuni amici. Bevemmo parecchia Tequila e io scrissi le canzoni di Tonight's The Night in qualche momento, all'inizio. Avevamo nove canzoni e le suonammo due volte ogni notte, a lungo, fino a che non ci rendemmo conto di averle. Dopo le session, tutte le mattine saltavamo sulla Black Queen e tornavamo al Sunset Marquis per dormire, passando per il Santa Monica Boulevard, di ritorno dalla notte trascorsa a registrare. Ecco da dove abbiamo preso il nome "Santa Monica Flyers".
Un anno e mezzo dopo, più o meno, avevamo registrato Homegrown e Rick Danko venne a trovarci con alcuni amici al Chateau Marmont Hotel sul Sunset, a Hollywood, dove io alloggiavo. Gli facemmo ascoltare Homegrown. Rick disse che gli piaceva e a noi fece molto piacere. Fu una bella nottata. Fumammo e bevemmo e ce la spassammo.
Io dissi: "Ehi, Rick, vuoi ascoltare un altro album?"
"Certo," rispose, e io feci partire Tonight's The Night, le nove canzoni originali registrate al SIR. Rick rimase folgorato e noi pure! Mi sconvolse sentire quanto reale fosse il disco. Ben Keith e io lo adoravamo. Non lo avevamo più ascoltato da un po', dopo averlo fatto sentire ai miei amici alla Warner Bros. Loro erano preoccupati per via del fatto che era sconnesso, eravamo appena scampati a una bomba con Time Fades Away perciò avevamo accantonato Tonight's The Night.
Ora, dopo quell'ascolto al Chateau Marmont, per me era tornato in primo piano così nello studio del mio ranch, al Nord, aggiunsi "Borrowed Tune" (una canzone che avevo sritto all'inizio del tour di Time Fades Away chiedendomi se un tour nei grandi stadi fosse adatto a me), "Come On Baby Let's Go Downtown" (una canzone sull'eroina e sulla vita di un tossico) e "Lookout Joe" (che parlava di un veterano che ritorna negli States dopo la guerra del Vietnam). L'aggiunta di queste tre canzoni lo resero più simile a un disco normale, ed è così che poi l'ho pubblicato.
Torniamo ai SIR e alle sessioni originali. Finito di registrare, decidemmo di festeggiare con una serata in un nuovo club che stava aprendo sul Sunset Strip, il Roxy. Suonammo e registrammo lì per alcune notti, inaugurando il Roxy. Le conoscevamo davvero bene le canzoni di Tonight's The Night, dopo averle suonate per un mese, quindi le suonammo di nuovo tutte, dall'inizio alla fine dell'album, senza le tre aggiunte per il disco, per due set a serata per alcune serate. Fu un bellissimo momento.
Roxy - Tonight's The Night Live è la registrazione dal vivo che realizzammo allora. C'è anche un piccolo filmato in Super8 di noi in auto, sulla Black Queen, mentre andiamo al locale una di quelle sere.

Fonte: neilyoungarchives.com (2018)
Traduzione: MPB, Rockinfreeworld

Setlist originali Roxy Theater, LA, 20-22 settembre 1973

Per saperne di più su Tonight's The Night e il resto del tour 1973, leggete anche:
The Oral History: Tonight's The Night - parte 1 - parte 2

mercoledì 24 gennaio 2018

Greendale, la graphic novel (2010)


Passando completamente in sordina è uscito anche in Italia il fumetto del 2010 tratto dalla rock-opera di Neil Young & Crazy Horse. Il musicista nel 2003 scrisse dieci canzoni che raccontano di una famiglia (i Green) in una sonnolenta cittadina rurale americana (Greendale) e di alcuni fatti che la mettono al centro dell'attenzione pubblica. In particolare due: l'arrivo di una sorta di incarnazione del Diavolo che porta Jed Green a commettere un omicidio, e la maturità della giovane Sun Green con il suo desiderio di attivismo per l'ambiente e la pace. Al disco (scritto e registrato in poche settimane) fece seguito un tour con attori sul palcoscenico e un film girato da Young (sempre con attori reclutati tra amici e collaboratori). In USA uscirono anche un libro illustrato, un musical off-Broadway e questa graphic-novel a firma Joshua Dysart e Cliff Chiang (per la Vertigo). Greendale, insomma, tra i lavori younghiani recenti ha avuto in seguito importante, interessando critica, pubblico e altri frangenti artistici, rivelandosi forse sempre più attuale anno dopo anno.
Lo spiega bene la postfazione presente sul fumetto, uscito da noi per per la Bao Comics e presentato al Lucca Comics nel 2010. Un plauso all'editore che ha accettato la sfida di realizzare l'edizione italiana, oltretutto di un certo pregio. Ma cosa ci si potrebbe aspettare di leggere nell'adattamento a fumetti di un disco di Young?
Nelle lyrics ci sono certi dettagli poco chiari nella storia e nelle interazioni tra i personaggi. “Buchi nella trama”, per così dire, che sono un'ovvia conseguenza della forma narrativa (nonché della velocità di realizzazione). Grazie al film, agli intermezzi scritti nel booklet dell'album e a quelli raccontati durante i concerti, Young ha colmato qualche lacuna. Ma restava ancora molto terreno narrativo non sfruttato.
Bene, la graphic-novel serve allo scopo. Non possiamo sapere quanta parte provenga dai fumettisti piuttosto che da Neil Young, ma non ha molta importanza. Quello che conta è la storia che ci viene narrata, davvero bella, con la dovuta fedeltà ai testi dell'album. Un'opera che ha uno spessore notevole, inaspettato da un fumetto, inaspettato persino conoscendo l'essenzialità dell'album all'origine. E' un romanzo di stampo fantastico (per certi versi persino surreale) con un'onesta riflessione sui temi già palesati dalle canzoni: la guerra, la natura, la società consumistica, i mass-media. Messaggi, personaggi e non ultimo lo stile grafico sono ben concepiti, di spessore: non scendono a ovvi moralismi o retorica spicciola. La storia si ramifica in un intreccio che la rende molto più viva di quanto potessimo aspettarci all'inizio: la città di Greendale è un perfetto micromondo/teatro dove si svolge, rispecchiandosi in eventi simbolo, la Storia globale che leggiamo sui giornali.
Greendale ha anche le sue radici nelle cittadine care alla cultura popolare americana: per citarne alcune, la Twin Peaks di David Lynch, i vari sobborghi rurali dei romanzi di Stephen King (Derry, Castle Rock), o un posto come quello al centro del film A History of Violence di David Cronenberg. Luoghi dove, all'improvviso, il lato peggiore dell'essere umano si rende visibile, si palesa fuori e dentro le mura delle case (violenza, malvagità, menefreghismo), ma è solo in apparenza un evento inaspettato perché in realtà si trova già lì, da sempre, come un demone sempre allerta.
La graphic-novel di Greendale ha reso possibile fare un ulteriore passo in avanti rispetto all'idea di base, arrivando laddove un album musicale non poteva, fornendoci la parte che mancava e, soprattutto, vincendo la sfida di essere originale e intelligente.
Oggi purtroppo è fuori catalogo, difficile da recuperare solo nel mercato dell'usato.
MPB, Rockinfreeworld



Greendale è disponibile in cd+dvd. Acquistalo tramite i seguenti link e ci aiuterai a sostenere Rockinfreeworld.