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giovedì 21 agosto 2014

CSNY 1974 (2014): la nostra recensione


Ci apprestiamo a compiere un viaggio nel tempo, oltre che musicale. Chiudiamo gli occhi e siamo indietro di 40 anni, nel 1974, negli States, in uno degli stadi dove Crosby, Stills, Nash & Young stanno per esibirsi.

Disco 1
1. Love The One You're With
2. Wooden Ships
3. Immigration Man
4. Helpless
5. Carry Me
6. Johnny's Garden
7. Traces
8. Grave Concern
9. On The Beach
10. Black Queen
11. Almost Cut My Hair

"Love The One You're With" e "Wooden Ships" aprono il primo set, rivelando subito l'intrecciarsi talvolta armonioso talvolta tagliente delle quattro chitarre e naturalmente delle quattro voci. Due classici (di Stills e Crosby) la cui resa in questa versione è eccezionale, ma questa è una frase che potremo ripetere molto spesso perciò la diremo solo stavolta. Consigliamo un ascolto attento, con un buon paio di cuffie, per godere appieno dello spettacolare missaggio stereo.
Altri due classici, "Immigration Man" e "Helpless" (di Nash e Young), completano un primo assaggio del repertorio dei quattro compositori. Entrambe sono rivitalizzate, la prima tratteggiata di colpetti di chitarra qua e là come pennellate, la seconda meno melliflua e con più brio rispetto dalla versione dell'album Dejà Vu.
Lungi dall'essere un tour fatto di malinconia e niente di nuovo, nel 1974 la creatività dei quattro viveva un momento d'oro. Con "Carry Me" di Crosby iniziamo con le rarità, splendida ballad all'epoca inedita sorretta da un altrettanto splendido arrangiamento di rock dolce, stratificato di arpeggi. Avrebbe probabilmente fatto parte del disco di reunion di CSN&Y, invece la ritroviamo in quel capolavoro che è Wind On The Water di Crosby & Nash, 1975.
"Johnny's Garden" arriva direttamente dai Manassas di Stills e il trattamento CSN&Y giova niente male bene al suo delicatissimo soft-rock. Con "Traces" si apre poi lo scrigno di inediti di Neil Young, che neanche a dirlo è la parte più ghiotta del tour e di questo box (ne parleremo approfonditamente nel prossimo articolo). È una canzone di stampo folk, breve, con un ritornello accattivante e l'intensità dello Young post-Harvest.
"Grave Concern" fa parte dell'album di Nash uscito quello stesso anno, Wild Tales, e dunque qui troviamo la sua prima resa dal vivo, ovviamente impreziosita. La canzone è presente anche nel dvd dove possiamo vedere un magrissimo Nash esibirsi con grande carisma, liberato una volta per tutte dall'obsoleta eredità degli Hollies. Le sue composizioni di metà anni 70 sono le migliori della sua carriera.
Young torna subito protagonista con "On The Beach", ai tempi nuovissima (l'omonimo album usciva durante il tour). La sua resa live, con il canto di Neil fortemente emotivo, i duetti chitarristici Stills-Young e una sezione ritmica d'eccezione (Russ Kunkel, Joe Lala, Tim Drummond, per chi non avesse letto i credits del confanetto), lascia a bocca aperta. Considerato l'album, dire che è meglio della versione studio forse è sacrilego, però...
"Black Queen" di Stills è furiosa, chitarre elettriche trapananti, tutto l'opposto della versione di 4 Way Street. Chiude il primo set l'inno di "Almost Cut My Hair", Crosby in piena forma, la band al completo che intreccia strati su strati di chitarre. Il video, nel dvd, è fenomenale.

Disco 2
1. Change Partners
2. The Lee Shore
3. Only Love Can Break Your Heart
4. Our House
5. Fieldworker
6. Guinevere
7. Time After Time
8. Prison Song
9. Long May You Run
10. Goodbye Dick
11. Mellow My Mind
12. Old Man
13. Word Game
14. Myth Of Sisyphus
15. Blackbird
16. Love Art Blues
17. Hawaiian Sunrise
18. Teach Your Children
19. Suite: Judy Blue Eyes

Il set acustico è, in una parola, brillante. Ognuno dei 4 musicisti ha il suo spazio e al contempo si aggiunge agli altri per confezionare versioni da brivido di brani sia vecchi che nuovi. Se nei set elettrici talvolta le voci tradiscono lo sforzo di raggiungere le decine di migliaia di persone ammassate nelle arene, e a tratti sono quasi più urla che canto, la dimensione acustica è invece perfetta, più "raccolta" pur restando sugli stessi giganteschi palchi. La sezione ritmica subentra su una parte dei brani, altri sono solo chitarra e voce.
Vanno menzionate in particolare "Only Love Can Break Your Heart", probabilmente la miglior resa in assoluto del classico di Young (la performance apre il dvd), così come "Long May You Run" che non ha il tono country-rock della successiva incisione in studio, bensì una spoglia veste blues data delle chitarre (e voci) di Young e Stills. È come non averla mai sentita. Sempre di Neil, "Old Man" è superba sottolineata dalla band, non c'è un'altra versione live come questa (anch'essa nel dvd). "Love Art Blues" è una ballad inedita accompagnata dalla band, mentre le altre sono acustiche: "Goodbye Dick" (banjo, inedita), "Hawaiian Sunrise" (chitarra, inedita) e "Mellow My Mind" (banjo, inedita all'epoca).
Graham Nash sbalordisce al pianoforte con "Our House" e "Fieldworker", quest'ultima al debuto (la troviamo sul secondo album di Crosby & Nash realizzato l'anno successivo); sue anche “Prison Song” e il classico “Teach Your Children”.
"The Lee Shore" di Crosby è da pelle d'oca, “Guinevere” pure, sebbene sia l'unica incisione che non proviene dal tour ma da un concerto di Crosby & Nash del dicembre 1974. "Time After Time" è completa solitudine ed introspezione, fa il suo debutto dal vivo (sarebbe stata parte del disco di reunion, poi è stata incisa per Whistling Down The Wire di Crosby & Nash).
Infine Stills ci delizia con canzoni nuovissime per l'epoca, come “Change Partners”, “Word Game” e “Myth Of Sisyphus”, e chiude il set con la sempreverde “Suite: Judy Blue Eyes”. Il quartetto propone anche “Blackbird” dei Beatles in una versione spoglia a quattro voci.

Disco 3
1. Deja Vu
2. My Angel
3. Pre-Road Downs
4. Don't Be Denied
5. Revolution Blues
6. Military Madness
7. Long Time Gone
8. Pushed It Over The End
9. Chicago
10. Ohio

Crosby apre il terzo set con la sua psichedelia più classica, "Dejà Vu", sebbene non nella sua miglior forma, qualche sbavatura di troppo nelle voci. "Pre-Road Dows" è frizzante e suggerisce arrangiamenti lievemente diversi dalla versione di 4 Way Street.
A dominare il terzo set, però, è Neil Young. Arrivano "Don't Be Denied" e "Revolution Blues", due brani "minori" in senso commerciale, ma capolavori di espressione personale. La prima abbandona in parte quel manto di oscura pesantezza che la caratterizza in Time Fades Away e rivela qui il suo lato da folk-ballad a tratti persino un po' funky. La seconda è un treno in corsa al ritmo di percussioni e scambi chitarristici, una versione immortale, al pari se non superiore di quella su disco (di nuovo col sacrilegio, ma bisogna ammettere che è possibile).
“Military Madness” è l'inno di Nash contro la guerra ed è emozionante sentirlo in questa veste, sottolineata dal coro delle migliaia di persone del pubblico. Invece la successiva "Long Time Gone" soffre più di ogni altra del fatto che i cantanti siano costretti a urlare e ne esce una versione inferiore alle aspettative, nonostante il superbo finale in crescendo tra Crosby e Nash.
“Pushed It Over The End” vede nuovamente Neil per protagonista: composizione lunga e complessa, oscura com'è nelle corde del cantautore in questo momento, una sofferta cavalcata che forse è l'apice dell'intero concerto. Inedita, ovviamente.
La chiusura è furiosa: due inni di grande impatto scritti rispettivamente da Nash e Young: “Chicago” e “Ohio”, sulla cui furia armonica, le grida e il plauso infinito del pubblico, si conclude il magnifico collage musicale di un viaggio che ha segnato la storia.

DVD
1. Only Love Can Break Your Heart
2. Almost Cut My Hair
3. Grave Concern
4. Old Man
5. Johnny's Garden
6. Our House
7. Deja Vu
8. Pushed It Over The End

recensione di Matteo 'Painter' Barbieri