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Neil Young

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Neil Young - The Oral History

I dischi di Neil Young raccontati in prima persona: una collezione di interviste d'archivio a Young, i suoi musicisti e i produttori.

mercoledì 23 agosto 2017

The Oral History: Long May You Run (1976), Chrome Dreams, Hitchhiker (1976, inediti)


Elliot Roberts: Stephen chiese a Neil di farlo e Neil disse sì. Lui adora Stephen. È il suo più vecchio amico… e ci pensa. In dieci anni, saresti felice di vedere chiunque conoscessi da così tanto tempo”. [2]

Neil Young: Volevo avere pronto il disco. Io stavo andando avanti. Non volevo fermarmi ad aspettare che CSN registrassero dopo. Non avevo tempo. Noi avevamo fatto le tracce, perché servivano tre mesi per metterci le voci? Se facevamo così, era un disco di CSNY? Dovremmo fare un disco di CSNY e smantellarlo? Cazzo. […] Ovviamente il duo Stills-Young fu un completo fiasco. Ma io scelgo sempre le cose che difficilmente possono realizzarsi. Quando avvengono è fantastico, ma non succede sempre. Coi Crazy Horse succede. [1]

T.Dowd/G.Giachetti: Erano due superstar che facevano parte della stessa squadra ma non giocavano la stessa partita. C'era molta astiosità sin dall'inizio. [1]

Kevyn Lauritzen: Neil era frustrato sin dall'inizio [del tour]. Disse, “che cosa sta facendo Poncho?”. Io dissi, “è spaparanzato in California a uscire di senno pensando che non è in tour con te. Sono tutti delusi”. Neil disse, “ho fatto un terribile errore”. [1]

David Cline: Neil e io ne parlammo e lui non si sentiva molto parte della band. Loro nella band dialogavano mentre Neil non ne prendeva parte. Era la scena di Stills. Era come se Neil ci andasse per fare le sue parti. […] Si mise a sedere e scrisse una breve nota e disse, “vorrei che la consegnassi a tutti i ragazzi della band”. E sparimmo da quel tour. […] “Caro Stephen, è buffo come certe cose inizino spontaneamente e finiscano nello stesso modo. Mangiati una pesca. Neil.” [1]

Young: Io arrivo a un certo punto, nelle cose, per cui devo lasciare. O lasciare o fare in modo che qualcun altro lasci. È successo più volte. Come quando abbandonai le sessions di CSNY nel 1974. Stavo guidando e ho cambiato direzione, sono tornato a casa. Li ho chiamati e ho detto, “non lo posso più fare”. Queste cose succedono. Abbandonai il tour della Stills-Young Band perché non mi divertivo più. Era diventata una fottuta lagna. Troppe bizzarrie, troppe cose strane. Non lo potevo più fare. Per certi versi è una cosa onesta, e per altri è disonesta. Da un lato segui solo quello che senti, dall'altro lo segui al punto che non vuoi neanche parlarne con gli altri e li molli. [1]
Io e Stephen siamo molto amici, ma riusciamo a convivere poco, io ero molto stanco, per questo avevo abbandonato il tour, le altre storie sono tutte bugie. [3]

A proposito di “Long May You Run”
Emmylou Harris: Parla di una macchina, ma si sentono anche altre cose. Lui è stato molto parsimonioso, usando poche parole per evocare un sentimento, un'immagine, un tono. Penso che Neil scriva su un altro livello, che lo faccia di proposito o no. Penso non ci sia nessuno che scriva come Neil – le sue canzoni sono strane nell'andare dritte al punto ed essere elusive, allo stesso tempo. [1]


Chrome Dreams
Hai un titolo per il nuovo album?
Young:
Penso lo chiamerò My Old Neighborhood. Oppure Ride My Llama. È bizzarro, ho tutte queste canzoni che parlano del Perù, degli Aztechi e degli Inca. Roba da viaggio nel tempo. Ne abbiamo una chiamata “Marlon Brando, John Ehrlichman, Pocahontas and Me”. Suono molto la chitarra elettrica ed è la cosa che mi piace di più. Due chitarre, basso e batteria. Ed è davvero come decollare. Da sballo. [4]


Hitchhiker
Young: Nel 1976 ero sempre di fretta, scrivevo molte canzoni ogni settimana, troppo materiale e troppo poco tempo per andare in studio. Registravo dovunque potessi e andavo veloce, completando i miei dischi rapidamente. Per me non era importante creare album tecnicamente perfetti ma catturare le esecuzioni originali e i sentimenti di ogni nuova canzone. Quelle performance in gran parte racchiudono l'essenza delle canzoni. Era questo il mio metodo. […] Una notte io e [David] Briggs capitammo in uno dei suoi posti preferiti, gli Indigo Ranch Studios [di Malibu]. Passai lì la notte insieme a David a registrare nove canzoni acustiche, da solo, realizzando un disco che intitolai Hitchhiker. Era completo nel suo insieme, sebbene io fossi piuttosto impassibile e questo si avverte nelle esecuzioni. Dean Stockwell, un amico e un grande attore con cui più avanti lavorai in Human Highway, era con noi quella notte, seduto nella stanza con me mentre suonavo tutte le canzoni in fila, fermandomi soltanto per uno spinello, una birra o una coca cola. Briggs era in sala controllo, mixando dal vivo sulla sua console preferita. [5]

Young: L'11 agosto 1976 c'era la luna piena, il mio produttore David Briggs e io registrammo un album nel giro di una notte, agli Indigo Studios sulle colline di Malibu, California.
Il mio amico Dean Stockwell era in studio con me mentre cantavo queste canzoni. Nessuno le aveva mai sentite prima di quel momento. Intitolammo l'album Hitchhiker. Non avevo nient'altro accompagnamento se non la mia chitarra, l'armonica e il piano dello studio, e cantai le canzoni nell'ordine in cui le potete ascoltare oggi nell'album Hitchhiker.
L'idea che avevo allora era di presentare queste nuove canzoni nella loro forma più pura e semplice, così come erano state scritte. Amavo i vecchi dischi di Bob Dylan, Woody Guthrie, Robert Johnson, Ledbetter e di tanti altri artisti folk. Avevo un legame profondo con il movimento folk degli anni 60 e amavo la musica che si suonava nelle coffee house, dove andavo spesso. Fu lì che sentii per la prima volta Sonny Terry, il mio armonicista preferito, quando suonava con Brownie McGee alla 4th Dimension coffee house di Winnipeg. Andavo ancora a scuola. Porto con me ancora oggi queste influenze.
Quando Briggs, Stockwell e io guidammo lungo la strada polverosa e ventosa verso gli Indigo, il sole stava scendendo nel Pacifico, e superammo la vecchia casa di Garth Hudson, l'ultima casa sulla strada prima degli Indigo. Ci sono solo tre o quattro case lungo questa strada di tre miglia di montagna. Si alzava la polvere dietro la nostra vecchia Cadillac del 1959 convertibile, che Briggs aveva denominato "Nanu l'alce col mal d'amore". Ci fermammo agli Indigo e io presi la mia vecchia Gibson J-45 e alcuni capotasti dallo spazioso baule dell'auto. Briggs era già entrato e io e Dean lo seguimmo dentro. Era dentro gli studios e insieme al proprietario, Richard Kaplan, stava posizionando i microfoni. Ero eccitato dall'idea di buttar giù queste canzoni, avevo un buon presentimento a proposito della sessione. Fumai un po' d'erba con Dean e ci piazzammo in questa piccola stanza dove io avrei suonato e cantato da solo. Dean bevve un po' di Tequila con sale, e sedette in una sedia che in teoria doveva essere la più silenziosa dello studio, così che Briggs non avrebbe catturato nessun cigolio o rumore durante la registrazione. Tutti ci sentivamo bene. Misi un capotasto sulla vecchia Gibson. "Pronto, Briggs?" chiesi, e lui mi fece segno di sì dietro al vetro della sala controllo.
Cominciai con "Pocahontas", una canzone che avevo scritto di recente. L'avevo già provata prima, registrata con i Crazy Horse per un album chiamato Zuma, ma quella versione non finì sul disco. Poi cambiai capotasto per "Powderfinger", che pure avevo provato per Zuma con gli Horse ma il take non era stato abbastanza buono da essere usato. Poi fu la volta di "Captain Kennedy", che non avevo mai suonato prima, seguita da "Hawaii" e "Give Me Strenght", due canzoni che riguardavano la mia recente rottura con Carrie Snodgress, madre del mio primo figlio Zeke.
A quel punto, Briggs ci raggiunse nella stanza e ci interrompemmo per rifornirci di libagioni. Fatto questo, Briggs tornò in sala controllo: "Partito!", annunciò. Andammo avanti con "Ride My Llama", un'altra out-take di Zuma, seguita da "Hitchhiker". Lì dovreste cominciare a sentire le droghe fare capolino... Poi arrivò "Campaigner", canzone che avevo scritto a proposito della politica e di Nixon. Dopo di quella, "Human Highway".
A quel punto spostammo il microfono che usavo per la voce sul piano, che stava nello studio principale, per l'ultima canzone, "The Old Country Waltz". Briggs non voleva cambiare il microfono, quindi dovemmo trasportarlo là. Era lo stesso in cui avevo cantano fino a lì; voleva che tutte le canzoni fossero coerenti senza nessuna futile distrazione o modifica. Le stava mixando dal vivo, mentre io le suonavo, e il mio microfono vocale era parte del sound.
Quando finimmo erano circa le 2 di notte e festeggiammo: sapevamo di aver realizzato qualcosa. Dopo la festa, Dean, Briggs e io salimmo su Nanu e scendemmo dalle montagne fin sull'oceano sotto la luce della luna piena: era bellissimo. L'oceano Pacifico, la luna piena che vi si rifletteva... C'era una vibrazione stupenda che io sentivo ancora, la sento ancora oggi e sono felice di condividerla con voi nell'album Hitchhiker.
Poi facemmo ascoltare l'album ai discografici e la loro reazione fu che non si trattava di un vero album, ma di una collezione di demo. Mi suggerirono di registrare le canzoni con una band, ma le versioni di Hitchhiker sono gli originali autentici, registrate prima di qualsiasi altra versione che avete sentito, e ho sempre saputo che l'album originale prima o poi avrebbe trovato il suo posto e sarebbe uscito. Oggi è arrivato quel momento. L'album finalmente è fuori. Una lunga attesa, tanto tempo, ma ne è valsa la pena. La musica è l'essenza di quel periodo, pura e indisturbata, così come lo era 40 anni fa.
Qualcuno ha detto, dopo averlo sentito, che l'album potrebbe essere il mio apice creativo, difficile da battere, ma siamo qui 40 anni dopo e The Visitor arriverà presto, forte delle sue idee. [6]

Fonti:
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Rolling Stone 1979
[3] Ciao2001 1976
[4] Rolling Stone 1975
[5] Neil Young “Special Deluxe” (2014)

[6] Intervista radiofonica Radiorethink, 2017 (Thrasherswheat.org)