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Neil Young - Hitchhiker

Una nuova gemma riaffiora dagli archivi di Neil Young: un disco acustico, solista, registrato nel 1976 con lo storico produttore David Briggs.

David Crosby - Sky Trails

Terzo album in appena quattro anni, il nuovo sofisticato lavoro del membro più anziano di CSN&Y è un'altra prova della sua ritrovata creatività.

Crosby Stills Nash & Young

Quella di Crosby, Stills, Nash & Young è una storia tutta particolare nel mondo della musica rock. Non un vero gruppo, piuttosto quattro individualità, quattro personalità forti legate da un rapporto artistico ed umano che avrebbe fatto la felicità di Freud.

Neil Young

Sulla scena da mezzo secolo, il solitario di Topanga è un perfetto esempio di eclettismo musicale a 360°. Da icona del country-rock anni 70 a padrino del grunge anni 90, la sua musica sconfina nei territori più disparati pur mantenendo una forte coerenza personale.

Neil Young - The Oral History

I dischi di Neil Young raccontati in prima persona: una collezione di interviste d'archivio a Young, i suoi musicisti e i produttori.

Neil Young


Sulla scena ormai da mezzo secolo, il solitario di Topanga è un perfetto esempio di eclettismo musicale a 360 gradi. Dopo sconfinamenti nei territori musicali più disparati, dal garage-punk (Rust Never Sleeps) al rock'n'roll anni cinquanta (Everybody's Rockin'), dal techno-pop (Trans) al soul blues (This Note's For You), dall'hard rock acido (Reactor) al mai dimenticato country (Old Ways), non c'è genere musicale che Neil Young non abbia esplorato. Questa smania di rinnovamento continuo lo ha portato spesso a tornare indietro nel tempo e a recuperare le sue radici musicali proprio come aveva fatto anche Bob Dylan nei primi anni Novanta. A molti degli artisti che amiamo servono indubbiamente ripetuti sbandamenti e cadute alla ricerca di una "modernità" che non esiste, se non forse nell'eclettismo e nella capacità di saper innestare le suggestioni del nuovo su radici antiche che comunque non vanno mai dimenticate (l'albero saggio della copertina di Everybody Knows This Is Nowhere?). Dalla solida poesia dei lavori degli anni Settanta, come After The Gold Rush, Zuma o Rust Never Sleeps, si è passati alla discontinuità cronica di quelli degli Ottanta, che alternano pagine splendide a terrificanti scivoloni, per poi ritornare al rugginoso sound di un tempo nei Novanta, e infine riprendere un'esplorazione più "assennata" di generi, stili, format e tecnologie attraverso tutta la produzione più recente, che rilegge il passato senza fossilizzarsi né estremizzarsi eccessivamente.
Insomma, da quel lontano LP omonimo con cui nel 1968 inizia la carriera solistica del loner, di acqua ne è passata sotto i ponti. In Young le vicissitudini sonore sono un perfetto specchio della sua personalità altalenante, eternamente in bilico tra lunghe cavalcate elettriche e songs acustiche, tra paranoie personali e felicità di esistere, ansie metropolitane e solitudini agresti, ossessioni politiche e drammi privati, paura del palcoscenico e serena accettazione del proprio ruolo di rocker. Il canadese ha trasportato pari pari tutte le proprie inquietudini su vinile, senza rinunciare ad omettere nulla, nemmeno le pagine più febbricitanti e malate: ne è un perfetto esempio la trilogia oscura costituita da Time Fades Away, Tonight's The Night e On The Beach (fino al solare epilogo di Zuma), tra i dischi più veri e importanti del canadese.


Neil Young nasce a Toronto, Canada, il 12 Novembre, 1945. Figlio di un giornalista sportivo e di una casalinga, Young soffre per la separazione dei genitori diventando un adolescente insicuro e inquieto che nella musica trova il suo rifugio. All'età di 10 anni, si trasferisce con la madre  nella città di Winnipeg, dove trascorre buona parte della propria adolescenza. Protagonista della giovinezza di Neil è anche l'epilessia, che gli causa improvvisi attacchi per molti anni. Dopo diverse esperienze in gruppi locali e formazioni costituite con compagni di scuola, quali Esquires e Stardusters, nel 1963 forma gli Squires con i quali interpreta pezzi strumentali degli Shadow, canzoni dei Beatles e brani originali scritti dallo stesso Neil. Incidono anche un singolo (The Sultan/Aurora), diventato oggi un vero "must" per i collezionisti (nemmeno Young fino a qualche tempo fa ne aveva una copia personale; oggi possiamo sentire questi ed altri brani degli Squires in Neil Young Archives Vol.1).
Ritornato a Toronto, inizia a frequentare i locali folk dove conosce per la prima volta Stephen Stills, Richie Furay e Joni Mitchell. Nel 1965, insieme a Bruce Palmer (anche lui canadese e proveniente dagli Sparrows, che poi diventeranno Steppenwolf) e a Ricky James Matthews (più tardi noto come Rick James) forma The Mynah Birds, la prima band bianca a essere messa sotto contratto con la Motown. Malgrado vengano incise diverse canzoni, l'album non vede mai la luce (sembra che Young abbia sborsato milioni di dollari per riavere le incisioni dell'epoca). Il gruppo si esibisce pochissimo e finisce la sua corsa quando James viene arrestato per aver disertato il servizio militare. Di nuovo libero, all'inizio del 1966 Neil decide di "scappare" in California a bordo della sua auto, un carro funebre Pontiac del 1953, portando con sé l’amico Bruce Palmer. La leggenda vuole che Neil e Bruce, fermi a un semaforo del Sunset Strip sul carro funebre, per caso viene riconosciuto da due recenti conoscenze: Stills e Furay, anch’essi a Los Angeles.
Di lì a poco, i quattro fondano i Buffalo Springfield (il nome fu preso da uno schiacciasassi dell'iconografia western), con i quali Neil sviluppa un talento compositivo personalissimo che spazia da momenti intimistici a pezzi più duri e taglienti. I Buffalo esordiscono con l’album omonimo nel gennaio del 1967: è un disco di ballads folk-country-rock molto intense e melodiche, largamente influenzate da Byrds, Beatles e Shadows, e che rivelano soprattutto il grande talento compositivo di Stills e Young, evidenziato da pezzi come "For What Is Worth" (Stills), "Out Of My Mind", "Nowadays Clancy Can't Even Sing" e "Burned" (Young). Insieme ai Byrds, i Buffalo diventano il simbolo del folk-rock americano, e si ripetono l'anno successivo con Again, album forse meno omogeneo ma incredibilmente maturo, egregiamente prodotto e molto psichedelico, dove le ballate lasciano spazio a pezzi molto più elaborati, dilatati, stralunati, in particolare quelli a firma Young: "Mr. Soul", "Expecting To Fly" e "Broken Arrow". I Beatles e i Byrds sembrano essere di nuovo le influenze più ovvie, ma la musica dei Buffalo è terribilmente originale e talentuosa, trainata da due leader naturali che, purtroppo, poco dopo l'uscita del disco, prendono strade differenti. I Buffalo si chiudono qui: dopo due bellissimi album è già lite, o per dirla con Young, “questioni di ego”. Alcuni mesi dopo uscirà Last Time Around, lavoro postumo assemblato da Jim Messina che contiene comunque alcune splendide prove; Neil firma due sempreverdi, “On The Way Home” e "I Am A Child", ma quando il disco arriva nei negozi, lui è già da un'altra parte.
Dopo aver conosciuto Jack Nitzsche (arrangiatore di “Expecting To Fly” e “Broken Arrow”), Neil firma un contratto per la Reprise come solista. Dopo un primo tour acustico per locali dove sfodera il repertorio degli Springfield e le sue nuove canzoni, nel dicembre 1968 Neil pubblica il suo primo, omonimo album. Nonostante sia arrangiato da Nitzsche e inciso con la partecipazione di alcuni membri dei futuri Poco e di un ancora sconosciuto Ry Cooder, il primo lavoro solistico (Neil Young, gennaio 1969) è ancora acerbo e discontinuo, ed è soprattutto “un’unica, grande sovraincisione”, parafrasando Young, da subito insoddisfatto da questo modo di registrare. L’album contiene però brani di valore assoluto quali “The Loner” e la poetica “Last Trip To Tulsa”, che resistono benissimo ancora oggi all'usura del tempo.
In questo periodo Young frequenta la scena di Laurel Canyon a Los Angeles, ed è lì che incontra una giovane band californiana, i Rockets. Si sviluppa sin da subito un incredibile feeling e, dopo alcune prove insieme, Neil decide che da quel momento in poi quella sarà la sua backing band. Ralph Molina alla batteria, Billy Talbot al basso e Danny Whitten alla chitarra, diventeranno insieme a Neil Young i padri di un sound epocale. Da Rockets diventano i Crazy Horse.
Cambiando totalmente direzione e modus operandi, Neil registra con loro, nel maggio 1969 in sole due settimane e in “presa diretta”, il suo secondo disco, l'epocale Everybody Knows This Is Nowhere. Contiene grandi brani che diventeranno dei classici: “Cowgirl In The Sand”, “Cinnamon Girl” e “Down By The River” (quest'ultima inclusa anche nel famoso film Fragole e Sangue nel 1970). Da questo momento Neil Young & Crazy Horse diventa la sigla di numerosi successi, fino ad essere incisa a nella storia del rock. Questo 33 giri impone Young come artista originale, capace di fornire prove di grande energia ma anche di una desolante vena malinconica sublimata in epiche cavalcate, come “Cowgirl In The Sand”. Il successo è grande e Young diventa un personaggio richiesto nel circuito folk rock westcoastiano. Dopo la prima sbornia elettrica di Everybody Knows This is Nowhere, Neil mette subito le cose in chiaro: sarò anche un ballader, ma non rinuncio alla mia anima rock. 
Nel 1969, Neil viene chiamato da David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash, tutti provenienti da famose band di metà anni Sessanta (Crosby dai Byrds, Stills come detto dai Buffalo Springfield, e Nash, inglese, dagli Hollies) e ora diventati celebri come trio Crosby, Stills & Nash, freschi di un primo album. La band ha bisogno di uno strumentista per potersi promuovere dal vivo e la scelta cade proprio su Young (prima erano state fatte proposte a Stevie Winwood , Mark Naftalin e John Sebastian). Il quartetto così costituito nel giugno 1969, partecipa poi (assieme a Dallas Taylor alla batteria e a Greg Reeves al basso) al mitico Festival di Woodstock. Di lì a poco la fama del supergruppo si estende a dismisura, tanto che ne deriva un album di nuove canzoni, Déjà Vu, che vende milioni di copie in tutto il mondo. Pur firmando ottime composizioni (la stupenda, struggente “Helpless” e l'epica “Country Girl”) Young si delinea con chiarezza come membro aggiunto; si ha l'impressione che, pur regalando al progetto pagine stupende, Young partecipi quasi marginalmente all'idea, forse controvoglia. E quando la bella favola finirà, sarà dei quattro il più restio a rimettere in piedi la baracca. 
Nel frattempo il cantautore porta avanti i suoi progetti, torna in studio (o meglio, nel salotto della sua casa di Topanga Canyon) con i Crazy Horse più il giovane chitarrista Nils Lofgren, e nel settembre 1970 pubblica un altro intramontabile classico, After The Goldrush, consolidando la sua fama soprattutto come solista. Armonie vocali e semplici ballads (la title-track, “Only Love Can Break Your Heart”) si alternano a momenti elettrici ("Southern Man"), e fanno di questo LP un manifesto sonoro fondamentale della West Coast, che di lì a poco, sull'onda della popolarità di CSNY, sfornerà altri notevoli artisti (Jackson Browne, America, Eagles, Loggins e Messina, Joni Mitchell e Dan Fogelberg).
Dal tour di CSNY consacratore di Déjà Vu, la Atlantic pubblica nel 1971 il doppio live Four Way Street, anche questo n°1 in classifica. Neil intanto acquista un ranch (che chiama Broken Arrow Ranch) sulle colline californiane, che adibisce anche a studio di registrazione. Un importante tour acustico per USA e Canada lo vede presentare il materiale di After The Gold Rush più nuove canzoni che saranno il cuore del suo più grande successo commerciale, Harvest. Testimonianza di questo tour, oggi, ci viene data da Live at Massey Hall 1971 e Live at Cellar Door 1970, due installazioni della serie Archives. In seguito al tour, Neil si ritira nel ranch per guarire un serio problema alla schiena, per cui subisce anche un intervento chirurgico. 
Nel 1971 registra il nuovo materiale con una nuova band, gli Stray Gators. Le sessions di Harvest, pubblicato poi nel febbraio 1972, vedono tra gli altri Ben Keith (per la prima volta al fianco di Neil) e ospiti come James Taylor e Linda Ronstadt. Il disco è di stampo folk: un album perfetto, come spesso dirà Young, inciso per la maggior parte a Nashville con musicisti di quella scena, che influiscono non poco sull'arrangiamento generale, marcando almeno quattro o cinque brani con venature country. L'album sale subito in cima alle classifiche, trascinato da “Heart Of Gold” (unico hit-single della carriera di Neil), “Old Man”, “Out On The Weekend”, “Harvest”, “Alabama” e soprattutto l’inno anti-eroina “The Needle And The Damage Done” (scritto per Danny Whitten, chitarrista dei Crazy Horse, che morirà poi di overdose). 
La grande fama precipita il cantautore in una crisi personale, che lo spinge a cercare nuove strade: si rivolge al passato con il film-documentario (e relativo doppio LP) Journey Through The Past. Si tratta di un singolare film-verità, una sorta di viaggio composto da una serie di spezzoni tratti da concerti di CSNY e Buffalo Springfield, ai quali aggiunge scene bizzarre dedicate al potere politico e religioso, alla guerra del Vietnam, a Nixon e alla droga. Il risultato è talmente criptico da non essere molto apprezzato. La Warner distribuisce in maniera parsimoniosa, è un solenne fiasco anche la colonna sonora, voluta dalla casa discografica (che, se non altro, contiene alcune tracce rare). In quello stesso anno nasce Zeke, il primo figlio di Neil, avuto da Carrie Snodgress, attrice con cui vive insieme.
La morte di Danny Whitten nel novembre 1972, licenziato dalle prove del tour che gli Stray Gators stanno per intraprendere, getta definitivamente Neil in un periodo di profonda oscurità, e tuttavia tra i più creativi della sua carriera. Comincia così ad intraprendere un'opera di consapevole distruzione del mito che si era creato come folk singer. Ciò si realizza pienamente nel tour di Times Fades Away con gli Stray Gators (Jack Nitzsche alle tastiere, Ben Keith alla pedal steel guitar, Tim Drummond al basso e John Barbata alla batteria). A testimonianza nel settembre del 1973 pubblica il disco omonimo dal vivo, composto interamente da brani inediti che rivelano l'inquietudine di Young come musicista e come uomo: “Don't Be Denied”, “Journey Thru The Past” e la “Time Fades Away” ne sono un segno tangibile. Se dal punto di vista prettamente poetico Times Fades Away raggiunge livelli di rara intensità, dal punto di vista formale e commerciale è pieno di sbavature e la sua voce, in certi momenti, è al limite della strozzatura. In pratica un anti-Harvest voluto.
Alla fine del 73 Young torna in studio con i resti dei Crazy Horse per registrare un’altra serie di canzoni ispirate alla scomparsa di Whitten e di un altro amico e roadie di CSNY, Bruce Berry. I brani diventano l'ossatura di Tonight's The Night, l’album più nero e intenso del cantautore, con storie di strada e di droga. Il lavoro non viene pubblicato subito, ma è destinato a essere leggermente rivisto nella tracklist e uscirà solo nel 1975. Nel 1974 Neil torna in studio per registrare On The Beach, disco contenente momenti di puro lirismo con un linguaggio a metà tra blues e folk e alle cui sessions partecipano anche Levon Helm e Rick Danko della Band. Pur avendo un suono levigato, fantasmi ed ossessioni si agitano sullo sfondo di canzoni come “Revolution Blues”, “For The Turnstiles”, “Ambulance Blues”: si tratta di un album dominato da uno strano senso di oppressione, in cui Young continua a sondare le proprie profondità. Questo momento di crisi è aggravato dal lento distruggersi del matrimonio con Carrie e, non meno, dalla scoperta che il figlio Zeke ha una malattia cerebrale. Il tour di reunion di CSNY, che  avviene quell'estate, è dominato da questi spettri, che se non altro contribuiscno a dei risultati creativi notevoli. Il tour mette la parola fine al supergruppo per quasi quindici anni.
Il fertile periodo di Neil prosegue; dopo il tour, soggiorna per un po’ in Europa componendo nuovo materiale. Il 1975 inizia con il completamento di Homegrown, disco dai toni bucolici che si ritiene avrebbe potuto riportare Neil alla fama di Harvest. E guarda caso, viene archiviato per lasciar posto a Tonight's The Night, che conclude dunque la “trilogia oscura” con brani-chiave come la title-track, “Tired Eyes”, “New Mama” e “Albuquerque”. Il disco sconvolge non solo i fans più accaniti ma anche la critica. A distanza di anni, questo album cupo, mesto e nichilistico diventa un classico, qualcuno lo definisce addirittura un album punk ante-litteram. Neil tenta di esorcizzarne gli spettri con un album al limite dell'indecenza per ogni produttore musicale che si rispetti ma che, con i suoi suoni distorti e mal regolati, rappresenta comunque una delle pietre miliari dell'umana avventura del musicista, e non a caso il nostro gli è talmente affezionato da riprenderne spesso in concerto la title-track, trasformata in un ossessivo anthem elettrico, e altri brani come “Roll Another Number”. A lasciare un segno indelebile è proprio il suono, a dimostrare che a metà degli anni 70 Young è uno dei rari eroi del grande sogno californiano ad avere comunque una straordinaria attinenza con il presente. 
Il ’75 è molto importante perché Young ritrova i Crazy Horse, dove Frank Sampedro prende il posto del compianto Whitten, e ritrova il sound di qualche anno prima con rinnovata energia e freschezza, complice anche la separazione da Carrie. Young si imbarca con gli Horse in sedute di registrazione presso la propria casa sul mare, e poi in un tour che li porta fino in Europa e Giappone. Zuma è il disco che incorona la nuova line-up dei Crazy Horse, che ritorna alle armonie e le strutture compositive che lo avevano reso famoso anni prima. Frutta un buon successo con la lunga e spettacolare ballata “Cortez The Killer”,  abbellita da uno dei più incisivi assolo di chitarra partoriti dalla sei corde di Young.  Nell'album sono incluse anche altre gemme come “Don't Cry No Tears”, “Danger Bird”, “Barstool Blues” e “Drive Back”, dove le chitarre si rincorrono in assoli taglienti. L'album si chiude con una vecchia incisione di CSNY, “Through My Sails”.
Nell'estate del 1976 è il momento di una parentesi fugace col vecchio amico  Stephen Stills. Insieme mettono su la Stills-Young Band per un tour negli USA e un album che esce in settembre, quando i due saranno di nuovo ognuno per la sua strada. Long May You Run, oltre alla title-track contiene dei brani molto leggeri che risentono dell'atmosfera goduta in Florida durante le registrazioni, ma è un buon album, sottovalutato all’epoca (spiccano in particolare “Black Coral” di Stills e “Fontainebleau” di Young). Neil Young sembra aver allontanato per sempre la sua depressione: la voce non è mai stata così limpida e la voglia di suonare e produrre è inarrestabile. Dopo la partecipazione a The Last Waltz, il film-concerto di Martin Scorsese dedicato all'addio di The Band, alla fine del 1976 Young torna in studio con i Crazy Horse coadiuvato da Ben Keith alla steel guitar e da Linda Ronstadt e Nicolette Larson, e incide un manciata di brani country-rock che vedono la luce nel 1977 sull'album American Stars 'n Bars, accanto a brani tratti da sessions precedenti, tra cui “Like A Hurricane”, “Will To Love”, “Star Of Bethlehem”. L’album pecca di mancanza di coesione e omogeneità tra i brani ma regala momenti di rara intensità. Altri inediti (“Love Is A Rose”, “Campaigner”, “Winterlong”) vengono invece inseriti nella tripla antologia Decade, la summa artistica di una carriera veramente strepitosa. 
Nell'estate del 1977 c’è la parentesi con i Ducks, un gruppo di due chitarre, basso e batteria che vede un vecchio amico di Young, l'ex Moby Grape Bob Mosley: la band improvvisa degli spettacoli nei club della West Coast. Non si sa nulla dei componenti, ma presto il gioco viene scoperto e la presenza di Young fa accorrere centinaia di persone. Si vocifera anche la pubblicazione di un doppio live, ma alla fine rimane negli archivi. Il 1977 è anche l’anno in cui viene progettato Chrome Dreams, altro disco rimasto inedito. Pur essendo pronto ad ascoltare la voce dei tempi che cambiano (l'arrivo della travolgente ondata del punk rock che va trasformandosi in new wave), Neil spiazza ancora una volta critica e pubblico realizzando con un affollato cast di musicisti (da JJ.Cale a Spooner Oldham) l’album Comes A Time (ottobre 1978),  che accontenta la frangia morbida dei suoi ammiratori (e soprattutto la casa discografica che ha voluto l’arrangiamento orchestrale, risultando l'opera più venduta dai tempi di Harvest). L'album fa tornare Young in vetta alle classifiche e consacra definitivamente la meravigliosa vocalist Nicolette Larson, che di lì a poco incidee un album solista trascinato proprio da un brano scritto da Young, “Lotta Love”. 
L'attività del canadese è intensa e mentre Comes A Time esce, lui è già in tour con i Crazy Horse per uno spettacolo che riscuoterà un notevole successo di pubblico e critica: Rust Never Sleeps, a Concert in Fantasy. Le registrazioni dal vivo vengono immortalate nell’album Rust Never Sleeps (giugno 1979), il cui titolo documenta l'ossessione del tempo che corrode e distrugge. Disco di disperata vitalità che alterna sfuriate elettriche a stupendi brani acustici, restituisce Young all'ammirazione generale come rocker che si rifiuta di invecchiare insieme alla sua musica. È uno dei capolavori assoluti del canadese. “Thrasher” (dedicata polemicamente a chi vive nel passato), la toccante e visionaria “Pocahontas”, la stupefacente “Powderfinger” e le canzoni che aprono e chiudono il lavoro, vale a dire “My My, Hey Hey (Out Of The Blue)” e “Hey Hey, My My (Into The Black)” sono dichiarazioni d'intenti. E’ una band avant-gard, i Devo, che gli suggerisce il titolo Rust Never Sleeps. Paradossalmente i brani scelti sono delle outtakes scartate dai precedenti lavori incompiuti; “Ride My Llama” e “Pocahontas” provengono dal primo concept di Zuma, “Sail Away” è uno scarto di Comes A Time. Il successo del 33 giri e del tour porta all'eccellente film-concerto (diretto dallo stesso Young) e doppio album dal vivo,  Live Rust (novembre 1979). Con queste tre opere Young verrà definitivamente decretato l'artista degli anni 70 e premiato dalla rivista Rolling Stone.
Con perfida ironia, la gloriosa fine degli anni 70 coincide con una crisi famigliare per Neil, il cui secondo figlio (avuto da Pegi, la sua compagna di vita a tutt’oggi) nasce con la stessa malattia cerebrale del primo. Questa situazione lo tiene lontano dalle scene per diverso tempo e lo inducono a sperimentare nuovi territori musicali, contaminati dalle nuove tecnologie. Il percorso degli anni 80 per Neil Young è tutto curve e deviazioni improvvise.
Oltre al contributo per la colonna sonora di Where The Buffalo Roam, nel 1980 esce Hawks & Doves, altro album-collage con brani provenienti sia dall’ultima produzione (di stampo country nazionalista, buffo essendo Young canadese trapiantato), sia da vecchie sessions (la psichedelica “The Old Homestead” per esempio viene dal 1974). I riferimenti al neo-presidente Reagan e al nazionalismo lo fanno bersaglio per giornalisti e fan, esterrefatti di fronte alle dichiarazioni più o meno velate del cantautore che proprio negli anni '60 e '70 ha invece combattuto l'imperialismo americano con canzoni-manifesto. 
Il primo vero lavoro targato anni 80 è il successivo Re-ac-tor (1981), appannato, ruvido, ossessivo, nel quale i Crazy Horse sono snaturati dal loro sound tradizionale ed effettati con sintetizzatori e tecnologie studio. L’album segna la temporanea fine del contratto con la Reprise. Poi, Neil continua a dedicarsi al cinema con Human Highway, una "commedia nucleare" (uscita nel 1982 ma ideata e filmata sin dall’epoca del Rust Never Sleeps Tour) con attori del calibro di Dennis Hopper e Sally Kirkland, e la partecipazione dei Devo.
I progetti di terapia per i figli tengono ancora lontano dalla scena Young, fino al 1982. È proprio questa situazione di reclusione e frustrazione, oltre che di dolore personale, ad ispirargli una ventata di "rinnovamento-imbarbarimento" nella direzione della nuova musica elettronica e computerizzata che impazza in discoteca. Determinante in questo senso, è il suo nascente amore per le tastiere e i computer che lo porta ad nuova fase artistica, si potrebbe azzardare avanguardistica. A suggellarla nel 1983 arriva Trans, album incompreso all'uscita ma che finirà per essere rivalutato alla luce del profondo significato personale, per un artista che ha attraversato l'inferno e ne è uscito vivo. Il disco pecca per essere metà sperimentale (la parte migliore, con “Computer Age”, “Transformer Man” e altre) e metà “rattoppato” con brani di una precedente session (Neil propone inizialmente alla Geffen, la sua nuova etichetta, un album intitolato Island In The Sun, che la casa rifiuta). I suoni campionati e la voce filtrata dai vocoder ed elaborata dai synclavier sono per Neil l’espressione del tentativo di comunicare, attraverso le ultime tecnologie, con i figli cerebrolesi. Il 1982 è anche l'anno del ritorno di Young sul palco con il Trans World Tour (per la prima volta, Neil arriva a calcare anche i palchi italiani). Entra in scena con chitarra e vocoder davanti a una scenografia di immagini computerizzate, supportato da due amici storici, Nils Lofgren alla chitarra e Bruce Palmer al basso. 
L'insuccesso commerciale di Trans fa inasprire subito i rapporti con la Geffen, che lo accusa di non essere più rappresentativo della sua stessa musica. E così arrivano una serie di album appartenenti a generi musicali ben precisi: il rockabilly del patetico Everybody's Rockin', agosto 1983; il country conservatore del mediocre Old Ways, agosto 1985; il “drum-and-bass” del sottovalutato Landing On Water, luglio 1986. Dischi che regalano momenti degni del passato offuscati da arrangiamenti o formazioni improbabili, anche se, a onor del vero, i progetti live che accompagnano i rispettivi album hanno una resa molto migliore. 
Ne è un esempio A Treasure, disco live uscito nel 2011 per la serie Archives, con una selezione di brani dal tour degli International Harvesters, l’eccellente formazione country del 1984-85 che poco ha a che vedere con la patinatura di Old Ways. Od anche alcuni estratti inclusi in Lucky Thirteen, antologia del 1993. Frattanto, il comportamento di Neil sembra un’acida vendetta verso l’etichetta discografica, ma la sensazione del pubblico è che Neil sia ormai un artista al tramonto. La sua vita personale intanto gli porta il terzo figlio, questa volta una femmina: Amber. Come Neil in giovinezza, Amber soffre di epilessia.
E’ il tour americano del 1986 coi Crazy Horse, e successivamente nel 1987 in Europa, a riportare il canadese un po' in auge. Uno spettacolo sulla falsa riga di Rust Never Sleeps viene allestito e battezzato come In A Rusted Out Garage Tour 1986, dove i musicisti circondati da topi e scarafaggi elettronici recitano il ruolo di una vera garage-band alle prese con il vicinato incazzato per il "rumore" che deve sopportare.  Nel 1987 esce Life, registrato in parte dal vivo durante il tour, è il primo passo verso la via del ravvedimento, pur contenendo ancora fastidiose batterie elettroniche, ma anche melodie e testi interessanti (da “Inca Queen” che si può appaiare a “Cortez The Killer”, a “Mideast Vacation” legata alla situazione politico-militare americana dell’epoca). Il tour viene anche filmato dallo stesso Neil, con la sua videocamera, per un film-verità ancora inedito intitolato Muddy Track.
Nel 1986 Neil e la moglie Pegi fondano la Bridge School, associazione che si occupa di bambini con handicap cerebrali e che ogni anno organizzerà concerti di beneficienza. Contribuisce inoltre (insieme a Willie Nelson e John Mellencamp) a fondare il Farm Aid, fondazione che ha lo scopo di promuovere la piccola agricoltura americana. Anche questa organizza tutt’ora concerti annuali.
La mossa successiva, una volta ritornato alla Reprise, è un gruppo stile Blues Brothers, i Bluenotes, con tanto di fiati e chitarre soul. Il cambiamento non sorprende i fan più preparati, ma in questo caso è ben accolto: prima o poi al blues Neil doveva arrivarci, vista la dichiarata ammirazione per BB King. Nasce così This Note's For You, un disco sicuramente interessante che va a rinforzare l'immagine di un musicista eclettico. La title-track è un'invettiva contro MTV, le sponsorizzazioni e lo star-system; addirittura il videoclip promozionale prende in giro i vari Michael Jackson e Whitney Houston e tutti quegli artisti che MTV, ormai icona del nostro tempo, tenta di far ingoiare al pubblico mondiale, decretando così l'inizio di una nuova era mediatica alla quale nemmeno la musica può sottrarsi. Il videoclip di Young viene prima boicottato ma paradossalmente poi viene premiato come il migliore del 1988 proprio da MTV (Young ovviamente si rifiuta di ritirare il premio). Il tour, tuttavia, è molto più variegato dell’album, tanto che Neil prepara un album live, Bluenote Cafè, contenente tra le altre l'epica “Ordinary People”, che però non viene pubblicato (esce poi nel 2015 per la serie Archives).
E’ l'inizio di un nuovo periodo creativo che coincide con la pubblicazione, nel novembre 1988, del reunion album di Crosby, Stills, Nash & Young, American Dream che tenta di rilanciare il classico West Coast sound con un disco ben accolto ma, col senno di poi, ancora troppo appesantito dalle sonorità sintetiche alla moda in quel periodo.
Il 1989 è l'anno di Freedom, ovvero l'album del ritorno di Young a livelli artistici eccellenti. Gli scontri a Pechino in Cina portano Young a scrivere un altro classico del rock di sempre, "Rockin’ In The Free World". La copertina dell'album vede uno Young indossare il classico cappello cinese con la stella. Anche questo disco è in realtà composto da materiale inciso in momenti diversi (alcuni brani, tra cui “Eldorado”, vengono anticipati sull’EP Eldorado, destinato al mercato giapponese), e canzoni come “Crime In The City” e “No More” sono la conferma di una vena ritrovata. Neil rinnova il suo spirito libertario e produce il miglior suono degli ultimi anni. In un indimenticabile tour acustico in America e in Europa (anche a Milano, 5 dicembre 1989) rivela tutta la scarna e preziosa essenzialità dei pezzi. 
Il successo assume maggiore omogeneità nel successivo Ragged Glory (settembre 1990), inciso in venti giorni nel ranch di Young con i Crazy Horse. Brani completamente elettrici, tra cui “Country Home” e “White Line”, due perle recuperate dal passato, e i nuovi, taglienti “Fuckin' Up” e “Love And Only Love”, mantengono tutto il disco a livelli sonori incredibili. Finalmente le nuove tecnologie rendono giustizia al sound dei Crazy Horse e questo disco, prodotto come tanti altri da David Briggs, fa fuoriuscire tutto il potenziale della band. Il tour del 1991 che segue, Weld, è uno dei più importanti e riusciti: mentre scoppia la Guerra del Golfo, il Cavallo ripropone alcuni classici in versione spasmodicamente elettrica, con un'amplificazione assurda; "Blowin’ In The Wind" di Dylan viene cantata con l'accompagnamento della sola chitarra elettrica distorta. Nell'ottobre dello stesso anno escono il film-concerto, il doppio LP live ed anche Arc, un breve cd fatto solo di effetti di chitarra, feedback, distorsioni e noise tratti dalle improvvisazioni sul palco. 
Sia Freedom che Ragged Glory sono album capaci di influenzare diversi musicisti del nascente movimento grunge: molti gruppi giovani (Soundgarden, Sonic Youth, Pearl Jam, Nirvana) consacreranno Young come padre del nuovo movimento sonoro e gli dedicano persino l'album tributo The Bridge. In questo periodo Young fa amicizia, in particolare, con i Pearl Jam (memorabile è “Rockin’” suonata insieme per MTV nel 1993). Problemi all’udito dovuti al tour mettono Young in una situazione analoga a quella in cui ha registrato Harvest nel 1971, giusto vent’anni prima, e difatti decide di tornare alle atmosfere bucoliche con Harvest Moon (novembre 1992). L’album nasce soprattutto dal volersi ritrovare con vecchi amici, ma la sua qualità è data da una serie di ottimi brani folk (“You And Me”, “War Of Man”, “One Of These Days”, la title-track) che ne fanno forse l’ultimo grande classico del canadese. Ottiene lo straordinario risultato di riavvicinare i fan più vecchi e distanti dalla nuova ondata post punk, senza per questo perdere il rispetto delle nuove leve.
Segue un tour acustico in solitaria, e nello stesso anno il canadese partecipa alla grande celebrazione per il trentennale della carriera di Bob Dylan al Madison Square Garden. Sul palco insieme a lui ci sono Booker T & the MG's e questa collaborazione dà lo spunto a Young per un tour insieme, che si avvera nel 1993 in Europa (inclusa Italia). Nessun album né live consegue a questa unione momentanea. Escono invece due cd a conferma del momento di quiete: Unplugged, concerto acustico con classici, qualche rarità e brani da Harvest Moon (Young prova due volte a fare la serata ma i risultati comunque non lo soddisfano) e Lucky Thirteen, antologia con inediti del periodo Geffen (qui vengono menzionati per la prima volta i Neil Young Archives; è infatti circa in questo periodo che Neil dice di essere al lavoro su un’opera monumentale che ripercorrerà tutta la sua musica così come è avvenuta realmente e cronologicamente, mettendo in nuova luce i famigerati anni 80; i rumours continueranno per altri 15 anni circa, trasformandosi in realtà solo recentemente).
Il suicidio di Kurt Cobain dei Nirvana, nel 1994, “rinnova l’ispirazione” di Neil (per dirla con parole sue) e gli frutta l’oscuro Sleeps With Angels, che coglie efficacemente un importante momento storico per la musica rock e rivede insieme Young e Crazy Horse in un’alchimia dark e minimal. L'album, graficamente simile a Tonight's The Night, è intriso di disperazione o quantomeno inquietudine artistico-esistenziale, le atmosfere sono molto cupe e la qualità compositiva eccellente (“Prime Of Life”, “Change Your Mind”, “Piece Of Crap”, la title-track sono i brani di spicco). Il disco non viene promosso per volere dell'artista stesso, ma alcune canzoni vengono suonate durante il Bridge Benefit concert e il Farm Aid alla fine del 1994. Inoltre il regista Jonathan Demme filma una session di 4 canzoni in studio, e produce The Complex Sessions.
Eddie Vedder introduce Neil alla Rock ‘n’ Roll Hall of Fame, nel gennaio 1995. Neil li porta in studio con lui per registrare rapidissimamente una decina di canzoni (tra cui “Song X”, “Act Of Love”, “Throw Your Heatred Down”) che costituiranno l’album Mirror Ball. Vanno poi in tour per una serie di date estive. Il sound è un rock denso, con spunti grunge, che dà nuova linfa anche alle vecchie composizioni. Non esce niente da quel glorioso tour, ma negli archivi restano testimonianze preziose.
È l’inizio di un nuovo momento altamente “elettrico”, perché l’anno dopo Neil si ricongiunge ai fidi Crazy Horse, per un album intitolato Broken Arrow che mostra un po' la corda, pur contenendo episodi interessanti (“Big Time”, “Slip Away”). E’ David Briggs a suggerire la reunion, poco prima di morire sconfitto dal cancro. Fino al 1997 il Cavallo porta avanti il tour Year Of The Horse, poi immortalato in un film diretto da Jim Jarmusch e da un doppio cd live. I concerti vedono lunghe e psichedeliche jam su brani sia nuovi sia del passato, come sempre; la creatività di Neil non riposa sugli allori. Inoltre, Young e il manager Elliot Roberts inaugurano la Vapor Records con la stralunata e visionaria colonna sonora del film western surreale di Jim Jarmush, Dead Man, per cui Neil compone una serie di temi musicali con chitarre acustiche ed elettriche.
Boicottata la cerimonia di consacrazione alla Rock and Roll Hall of Fame dei Buffalo Springfield, tra il 1998 e il 99 Young compone nuovo materiale acustico, intimistico (ironicamente, anche la nostalgica “Buffalo Springfield Again”) ed è sulle scene per il Solo Acoustic Tour 1999 (da cui il dvd Silver & Gold che documenta alcune canzoni di rara intensità). Lavora inoltre agli archivi dei Buffalo e ai propri, in vista di un box set. Il momento di incontro con Stephen Stills porta alla reunion di Crosby, Stills, Nash & Young. Neil divide così il nuovo materiale tra Looking Forward (1999, “Out Of Control”, “Slowpoke” e la title-track) e il nuovo disco solista, Silver & Gold (2000, “Without Rings”, “Red Sun”, “Good To See You”, la title-track), entrambi non eccellenti ma con brani interessanti, in particolar modo l’album solista, che prosegue là dove terminava Harvest Moon). CSNY tornano anche in tour toccando le principali città degli Stati Uniti.
L’anno dopo Neil va in tour con una formazione che chiama Friends & Relatives (Ben Keith, Spooner Oldham, la moglie Pegi e la sorella Astrid, ed altri). Ne ricava il live Road Rock Vol.1 (e il dvd Red Rocks Live), interessante in quanto propone per la prima volta dal vivo brani come “Words”, “Winterlong”, “Walk On”, gli inediti “Bad Fog Of Loneliness” e “Fool For Your Love”. (Il Vol.2, comunque, non si è mai visto.) Nel 2001 Neil torna in giro per il mondo con i Crazy Horse, e torna anche in studio per delle session che producono un album rimasto inedito, Toast; alcune delle canzoni sono proposte durante il tour e preannunciavano un grande album, contaminato da vari generi (incluse, stando allo stesso Neil, influenze latine in seguito alla parte sudamericana del tour; il fatto che le canzoni “sfuggono di mano” è paradossalmente il motivo dell’archiviazione di Toast, annunciato comunque più volte per l’uscita nel prossimo futuro).
L’attualità ispira ancora una volta una reazione a Young, che scrive "Let's Roll" ispirandosi agli ultimi momenti del passeggero che tentò di comunicare quello che stava accadendo su uno degli aerei destinato a schiantarsi sulle Torri Gemelle di New York. La canzone viene lanciata sul circuito radiofonico, per poi essere inserita nell'album Are You Passionate? del 2002. Qui Young è accompagnato da Booker T e raccoglie diverse canzoni di chiara derivazione soul, a cui si aggiunge un episodio, "Goin' Home", tratto dai Crazy Horse di Toast. Il disco resta tra più sottovalutati di Neil.
Il 2003 è ancora un anno prolifico per Young, che con Greendale, sferra una zampata contro il sistema americano denunciando il malessere sociale in cui versa la popolazione americana e mondiale. I temi dell'ecologia, della guerra, degli invadenti mass-media, sono al centro di questo racconto, relativo ad una città creata dalla fantasia del cantautore, Greendale appunto, dove una serie di vicende offre gli spunti per parlare di temi già maledettamente affrontati e denunciati da Young stesso e da altri cantautori della sua generazione. Greendale è uno spettacolo vero e proprio che Young porta in giro per il mondo. Dapprima presentando le canzoni in veste acustica di fronte alla platea europea nella primavera 2003; poi in in USA, Honk Kong, Giappone ed Australia coi Crazy Horse, fino al 2004. 
Lo spettacolo è composto da due stage: sul primo Young suona assieme alla band, sul secondo gli attori in sincrono recitano le parole cantate da Young e si muovono in simbiosi con immagini proiettate sullo schermo alle spalle. Questa interazione tra i musicisti, gli attori e le immagini fa di Greendale un'opera unica nel suo genere. La musica, con soventi richiami al blues di John Lee Hooker e alle ballate younghiane più classiche, è però in secondo piano, essendo invece il racconto stesso, le parole con il loro significato, il protagonista principale. Il film è girato in 8mm, è stato presentato anche in Italia fa al Festival di Torino, ed è stato pubblicato su dvd. Inoltre, nel 2004 esce il cd Greatest Hits, con una carrellata sui brani classici del canadese (in versione anche dvd stereo con due videoclips). 
Il 2005 vede Neil Young sottoporsi a un intervento al cervello per salvarsi da un aneurisma. Prima e dopo questa drammatica esperienza, Neil è in studio per incidere le sue ultime composizioni, che guardano proprio alla pace dei traguardi raggiunti, alla famiglia, all'amicizia. Un disco fresco ma che non poteva essere scritto prima del compimento dei 60 anni: Prairie Wind ci riporta alle atmosfere Nashville, luogo delle sessions che vedono la partecipazione di Emmylou Harris, i Memphis Horns e la co-produzione di Ben Keith. Album autunnale, dalle tinte calde, tenui e dai toni bucolici e rassicuranti. Dai solchi di questo disco non emerge solo folk music ma anche country, blues, R&B, gospel, soul: come sempre non è un emulo di Harvest, ma un album che prosegue quel filone, aggiungendo un nuovo capitolo di raccoglimento personale. Il cd è accompagnato da un dvd che ritrae i musicisti durante le session di registrazione. 
Il lavoro successivo è agli antipodi di Prairie Wind, e questo dimostra come Young non si sieda sugli allori, in nessun caso. Gettate alle spalle le difficoltà personali, Neil è arrabbiato, come metà del pianeta, per la situazione politica degli Stati Uniti sotto la presidenza di George W. Bush. Decide allora di registrare l’instant-record Living With War, dieci canzoni  di esplicita protesta e indignazione. Ovviamente il disco (costruito sui testi accusatori a discapito delle melodie molto facili) fa molto parlare di sé, attirando in egual misura sostenitori e detrattori. Ma non è abbastanza: Neil riunisce i vecchi compari Crosby, Stills e Nash e dà il via a un tour dove viene proposto il nuovo materiale, più vecchi successi sempre a tema politico. Lo spettacolo del Freedom of Speach Tour è intenso: CSNY tornano a cantare in nome degli stessi ideali di 40 anni prima, ideali ancora una volta calpestati dal potere politico e dalle scelte sbagliate. I musicisti ricevono persino minacce di morte da parte della metà scontenta del pubblico. Non è ancora sufficiente: Young ricava un film dal tour, CSNY: Dejà Vu, che esce nel 2008 in occasione delle nuove elezioni (vinte poi da Obama).
Frattanto la produzione di Young non si ferma, anzi, ha inizio un periodo particolarmente ricco: nel 2006 arriva infatti il primo live della serie Archives: Live at Fillmore East 1970 (Neil Young & Crazy Horse). Il concerto, seppur non integrale, è assolutamente spettacolare: la prima line-up dei Crazy Horse, con Whitten e Nitzsche, ci regala lunghe e frizzanti jam e canzoni mai sentite in questa veste. L’anno successivo è la volta di un nuovo album da studio e un nuovo tour dove Neil riunisce diversi amici musicisti (Ben Keith, il suo ultimo tour, Anthony Crawford, Ralph Molina,Rick Rosas). L’album è una citazione a un vecchio inedito, si intitola Chrome Dreams II ed è costituito da nuove canzoni più tre “ripescaggi” da precedenti, celebri sessions, il più eclatante dei quali è “Ordinary People”. L’album è accolto molto positivamente per la sua natura a collage che ricorda quelli degli anni 70, ma è soprattutto il tour a essere indimenticabile. 
Parte nell’autunno 2007 e, con piccole interruzioni, spostamenti continentali, variazioni nella line-up, continua quasi ininterrotto fino al 2009 (occasione per proporre altri nuovi brani che poi costituiranno il disco successivo). Le canzoni spaziano in tutta la carriera con una quantità mai vista di rarità, soprattutto acustiche (trova persino spazio l’esecuzione di “The Sultan”,  una delle prime canzoni degli Squires). I concerti di Philadelphia di fine 2007 vengono filmati da Jonathan Demme per il film Trunk Show, ancora inedito in home-video.
Nel 2007 esce anche Live At Massey Hall 1971, il maggior successo di Archives (che sale fino alla top 10), probabilmente perché ci regala un concerto del periodo più apprezzato di Neil, a cavallo tra After The Gold Rush e Harvest. I live d’archivio proseguono nel 2008 con un'altra selezione molto interessante, Live At Canterbury House 1968, gli albori del Neil Young solista, ancora fresco di Buffalo Springfield.
Interessato da sempre tanto alle automobili quanto alle politiche ecologiche, in anni recenti Young ha dato il via a un progetto di ricerca e sperimentazione per il motore elettrico. LincVolt è il nome del progetto, che ispira a Young una serie di canzoni a tema. Tentate in pubblico durante il tour nel 2009, vengono poi messe su album e il risultato è Fork In The Road, sottovalutato sin dall’uscita, nel quale tuttavia Neil riesce a sposare testi in tema con la musica rock-blues in modo elettrizzante, contaminandosi di vari generi e arrivando a una bizzarra originalità del tutto tipica del suo nome.
Il 2009 si fa importante soprattutto per l’uscita di Archives Vol.1 1963-1972, primo box set della serie, con brani inediti, versioni live e alternative, documenti video degli anni d’esordio del musicista. Esce anche Dreamin’ Man Live 1992, che documenta il tour acustico di Harvest Moon, ma questa uscita passa molto in sordina. Al soldo di Young c’è una squadra che lavora a tempo pieno al progetto Archives, tra live, box set ed altre rarità annunciate e non ancora pubblicate; a tutt’oggi il lavoro prosegue per le successive installazioni. Ma il 2009 è anche un anno tragico, poiché muoiono Larry Johnson e Ben Keith, amici e stretti collaboratori di Neil sin dagli inizi.
Nuovo anno, nuovo progetto. Dopo un tentativo non riuscito di reunion con i Crazy Horse, Neil è alle prese con nuovo materiale acustico ma viene “rapito” da Daniel Lanois, celebre produttore e musicista, che lo porta nella sua villa di Los Angeles a registrare un album in solitaria fatto di distorsioni e sperimentazioni sonore molto particolari. Ne esce Le Noise, uno dei dischi di maggior successo dell’ultimo periodo (la canzone “Angry World” vince il Grammy Award), e un tour solista che riproduce quelle sonorità. L’occasione viene colta dal regista Jonathan Demme per realizzare il terzo capitolo della sua trilogia younghiana, Neil Young Journeys, dove al materiale live alterna le riprese di Neil durante un viaggio in Ontario nei luoghi in cui è nato e cresciuto. Il film viene subito distribuito nelle sale e in home video, riscuotendo grande apprezzamento.
Nel 2011 esce A Treasure, live della serie Archives dedicato agli International Harvesters (1984-85). Il disco regala uno scorcio molto bello e frizzante della formazione "country" che rende maggiormente giustizia a questa ennesima deviazione younghiana rispetto a quanto non fece l'album dell'epoca, Old Ways (si veda più sopra). A parte questa parentesi, l’anno trascorre silenziosamente anche perché Neil si dedica alla stesura della sua autobiografia e a progetti come LincVolt e PONO, un nuovo sistema di riproduzione sonora digitale ad alta fedeltà. Ma di questo si sentirà parlare solo più avanti.
Gli episodi discografici successivi segnano il ritorno dei Crazy Horse (ad esclusione della parentesi “zoppa” di Greendale, la band non era in forze dal 1997). All’inizio del 2012 viene annunciato che i Crazy Horse sono in piena attività nel ranch di Neil e in pochi mesi arrivano ben due album. Il primo è Americana, dove per la prima volta Neil affronta un repertorio altrui, fatto di tradizionali del folklore americano rivisitati. Il sound, però, è puro Cavallo. Il disco, subito apprezzato da critica e pubblico, fa da prova generale per il nuovo album di inediti: Psychedelic Pill, che arriva a fine anno. Doppio cd con alcuni brani di eccezionale lunghezza (“Driftin’ Back” batte il record di 27 minuti, “Walk Like a Giant” e “Ramada Inn” sono sui 16) che segnano il ritorno della band a quello spirito di furiosa jam tipico degli albori, ma anche i brani a livello compositivo (incentrati su alti, bassi e idiosincrasie del passato) sono interessanti. Il tour a supporto dei due album si chiama Alchemy e si pone come il terzo capitolo della saga degli Horse dopo Rust Never Sleeps e Weld.
A fine anno arriva anche Waging Heavy Peace (Il Sogno di un Hippie, in italiano), libro di memorie dove Neil racconta episodi e aneddoti della sua vita, in uno stream of consciousness che lo distingue da una comune autobiografia. I contenuti parlano tanto del passato, in particolare l’era degli Squires e dei Buffalo Springfield, quanto dei progetti in corso d’opera: il ritrovo dei Crazy Horse, PONO e LincVolt.
Nel 2013 esce un’altra performance live tratta dagli Archives: Live at Cellar Door 1970. Neil e gli Horse proseguono il loro Alchemy Tour in giro per l’Europa finché Frank Sampedro non si frattura un dito, e il tour viene sospeso. Durante il Record Store Day di quell’anno, Neil si trova alla Third Man Records di Jack White e lì fa “conoscenza” con l’antica tecnologia di incisione degli anni 40, in mono, all’interno di una cabina isolata. È l’occasione per l’ennesimo esperimento discografico. Vi ritorna in autunno, quando i Crazy Horse sono fuori gioco, e registra una serie di brani folk di vari autori (Phil Ochs, Bert Jansch, Everly Brothers, Willie Nelson, fino a Bruce Springsteen). La produzione di questo album low-fi viene ben presto rumoreggiata in rete (ironicamente, nello stesso periodo in cui Neil, attraverso una campagna online, ottiene importanti finanziamenti per portare avanti il progetto PONO, l’ultima tecnologia in fatto di audio). 
A sorpresa l’album vede la luce (in edizione limitata vinile) per il Record Store Day 2014, ed esce in seguito per la grande distribuzione. A Letter Home fa discutere, com’era ovvio data la sua natura criptica, ma rappresenta il personale omaggio di Neil alla musica roots che lo ha ispirato, tornando appunto alle radici sia di un genere sia delle registrazioni discografiche. Dopo alcuni concerti acustici (in particolare per l’evento benefico-ambientalista Honour The Threaties) dove la setlist è ibrida tra le cover e i propri classici, in estate Neil rimonta in sella al Cavallo per riprendere l’Alchemy Tour da dov’era rimasto. La sfortuna ci mette di nuovo lo zampino perché il tour vede Rick Rosas sostituire al basso Billy Talbot, in riabilitazione in seguito a un lieve ictus. I Crazy Horse "rivisitati" portano in giro per l'Europa (con capatina a Barolo, Italia, per un concerto memorabile che vede la partecipazione di 10.000 persone) una setlist che glorifica sia canzoni insolite, sia vecchie cavalcate, con particolare attenzione al messaggio pro-ambiente e pacifista (il tour è simboleggiato dalla t-shirt EARTH indossata da Neil e regalata al pubblico).
Più volte annunciato, nell'estate 2014 esce il box set CSNY 1974 in concomitanza con il 40° anniversario del Doom Tour. Grande successo di pubblico e critica, il triplo cd+dvd raccoglie la perfetta testimonianza di un incredibile momento per il supergruppo, includendo soprattutto brani all’esordio e inediti del periodo a firma Young. Alla fine dell’estate si diffonde la notizia che Neil e Pegi divorziano dopo 36 anni di matrimonio, e che Young si sta frequentando con Daryl Hannah, conosciuta nell'attivismo ambientale. Il fatto causa un diverbio tra Neil e David Crosby, il quale dichiara che la fine di CSNY è segnata.
L’anno si conferma davvero ricco dal punto di vista sia personale che creativo per Young. In autunno esce Special Deluxe, il suo secondo libro di memorie, scritto per lo più in aereo e in bus durante gli ultimi tour. Ha come filo conduttore le auto collezionate nel corso degli anni, incredibili teatri di storie, personaggi e musica. In seguito esce il nuovo album Storytone: dieci canzoni incise sia in versione acustica sia orchestrale, dai toni molto personali e sentimentali, un riflesso brillante e intenso delle sue esperienze più recenti. Il singolo del disco, “Who’s Gonna Stand Up”, viene distribuito sul sito ufficiale anche in versione live (dal tour estivo degli Horse, dove il brano ha debuttato).
All'inizio del 2015 giungono voci che Neil è in studio con i figli di Willie Nelson e la loro rock band, i Promise Of The Real (si sono conosciuti e hanno improvvisato insieme durante il Farm Aid precedente). Diverse settimane di registrazione in presa diretta confluiscono in The Monsanto Years, protest-album sulla riga di Greendale e Living With War che aggiunge un altro tassello all'interesse verso l'attivismo già espresso in occasioni precedenti. In questo caso Neil si scontra con il gigante agro-chimico Monsanto, l'uso di OGM e la multinazionalizzazione dell'agricoltura americana. Oltre a subire penalizzazioni (come il divieto di passare in radio), il disco è accolto freddamente per tematiche e testi "di scarsa poesia" rispetto al Neil Young più tradizionale. Da un punto di vista musicale, invece, i Promise Of The Real si confermano subito una backing band eccezionale, potente e rivitalizzante: il breve tour che segue l'album (con un repertorio che include il nuovo, il classico e il raro) ottiene un grande apprezzamento da parte del pubblico.
Alla fine dell'anno esce, come Archives Performance Series #11, il doppio album live Bluenote Cafè relativo al tour del 1988, ricco di materiale inedito. Nel 2016 Neil e i Promise tornano con successo in tour, questa volta in Europa (4 concerti anche in Italia), sfoderando un repertorio di classici e rarità. Il disco dell'anno è Earth, doppio album registrato live durante il tour 2014 con sovraincisioni di cori, strumenti e, a sorpresa, suoni del mondo naturale, come versi di animali che si uniscono al pubblico o sottolineano le battute delle canzoni. La tracklist di Earth ripercorre il tema ambiente/alimentazione con canzoni che vanno dagli anni 70 al materiale di The Monsanto Years. Inarrestabile, alla fine dell'anno Neil dà alle stampe un nuovo album di inediti, Peace Trail, ancora focalizzato su su ecologia e politica. Il disco, dai toni blues e dagli arrangiamenti minimali, è registrato per lo più in acustico insieme a Jim Keltner (batteria) e Paul Bushnell (basso). Il 2016 è anche l'anno che vede la ristampa in alta definizione dei film Rust Never Sleeps e Human Highway (quest'ultimo inedito dagli anni 80).
Intanto, la squadra di Neil sta ultimando Archives Vol.2 che, stando al più recente degli aggiornamenti, dovrebbe essere prossimo a vedere la luce. Conterrà diversi live (di certo Odeon/Budokan 1976, con i Crazy Horse, e un Time Fades Away 2.0 tratto dal tour del 1973 con gli Stray Gators) e i celeberrimi album inediti di metà anni Settanta (Homegrown, Chrome Dreams e Oceanside/Countryside).

Revisione e aggiornamento di Matteo Barbieri

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